MARIA PACIFICI: NEL 1915 FECE NASCERE DUE GEMELLI DA UNA DONNA PERITA SOTTO LE MACERIE DEL TERREMOTO DELLA MARSICA A Paganica intitolata una piazza all’eroica ostetrica, medaglia d’oro al Valor civile. La storia.

28 Luglio 2015
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di Goffredo Palmerini

 L’AQUILA – Anche il tempo, che nel pomeriggio di sabato 25 luglio minacciava uno dei violenti rovesci di mezza estate, alla fine è stato clemente, cedendo al doveroso rispetto verso la memoria di Maria Pacifici, davvero un’eroina durante il terremoto del 13 gennaio del 1915 che alle 7e 52 distrusse Avezzano e la Marsica. A Paganica (L’Aquila), suo paese natale, ricorrendo il centenario di quella immane tragedia che fece oltre trentamila vittime, ora la memoria collettiva della comunità potrà finalmente trasmettere ai posteri l’esempio etico d’una donna umile, ma forte e tenace come solo l’asprezza di questi luoghi dell’Abruzzo montano ha saputo per secoli plasmare. All’ostetrica Maria Pacifici (Paganica, 1884 – Lecce nei Marsi, 1970) con una sobria e toccante cerimonia alla quale hanno partecipato numerose autorità e cittadini di Paganica e della Marsica, è stato infatti intitolato il Largo davanti al Distretto sanitario. Una donna semplice, Maria Pacifici, che le dolorose vicende della vita avevano già provato con la morte prematura all’estero del giovane marito Bernardino Rossi, emigrato in Francia, lasciandole orfani i due figlioletti Augusto e Giacinta. Rimasta vedova a soli 26 anni, per guadagnarsi il pane per vivere la famiglia Maria dovette quindi lasciare Paganica per andare in servizio come ostetrica a Lecce nei Marsi, affidando la cura dei propri figli ai loro nonni. Quel terribile sisma, poi, sotto le cui macerie perirono cinquecento persone, a Lecce nei Marsi, tra le quali una donna al nono mese di gravidanza. Ma la pronta sua opera di soccorso assicurò quasi miracolosamente la nascita di due gemellini dalla donna appena deceduta sotto il crollo della propria abitazione. Quindi ancora un quarantennio di servizio, prestato con amore e generosa dedizione a favore di quella comunità, tanto che le valse nel 1961 il conferimento della Medaglia d’oro al valore civile.

 Una storia ricca di umanità, dunque, mai emersa alla conoscenza diffusa. Altrimenti sarebbe finita nell’oblio se la curiosità d’un attento cultore di storia locale, qual è Raffaele Alloggia, nel 2009 non l’avesse raccolta dalla viva voce del figlio di lei – Augusto Rossi, vegliardo di 102 anni – e poi alcuni mesi fa raccontata sulle pagine del quotidiano Il Centro. Nacque così l’idea d’onorare degnamente la memoria di questa esemplare donna paganichese. Lo ha dichiarato, aprendo e presentando la cerimonia d’intitolazione, non senza un velo di commozione, il prof. Sandro Valletta, docente di diritto delle migrazioni presso l’Università telematica “Guglielmo Marconi” e nipote diretto di Maria Pacifici, poiché lei in seconde nozze aveva sposato Alessandro Valletta, suo nonno di cui porta il nome. Confessando, peraltro, d’essere venuto a conoscenza della straordinaria vicenda della nascita dei gemellini e della storia che ne seguì solo nel gennaio scorso, attraverso l’articolo di Raffaele Alloggia.

 Alla cerimonia d’intitolazione del “Largo Maria PacificiOstetrica, Medaglia d’Oro al valor civile ” hanno preso parte numerose autorità, i nipoti paganichesi di Maria Pacifici – Elena, Ascanio e Maria Vittoria, figli di Augusto Rossi – il già citato Sandro Valletta e un folto pubblico. Tra le autorità presenti hanno preso la parola Massimo Cialente, Sindaco dell’Aquila, Giuseppe Guetta, Vice Prefetto vicario, Mons. Giuseppe Molinari, Arcivescovo Emerito dell’Aquila, Lelio De Santis, Assessore al Bilancio comune dell’Aquila, Giovanbattista Pitoni, Presidente del Comitato Celebrazioni del Centenario del terremoto della Marsica, Aldo Ozino Calligaris, Presidente nazionale Fidas, Maria Grazia Minisgallo, Presidente del Collegio provinciale delle Ostetriche, Raffaele Alloggia, i congiunti Sandro Valletta e Maria Vittoria Rossi, Raffaele Vivio, Capogruppo Alpini Paganica e infine Lorenzo Iovenitti, presidente della Sezione Vas Donatori di Sangue di Paganica, in quanto l’evento è stato inserito nelle manifestazioni del Quarantennale della Sezione.

 Il Sindaco Massimo Cialente, nel suo intervento, ha tratteggiato la figura professionale ed umana di Maria Pacifici, inquadrandola nel contesto sociale d’un secolo fa, quando insieme al medico condotto, l’ostetrica era non solo la professionista che presiedeva alle nascite, allora tutte in casa, ma che stabiliva con la comunità presso la quale operava un forte legame di relazioni e un rapporto di grande empatia. Maria Pacifici è stata dunque, in contesti assai difficili, un esempio di abnegazione e di umanità che è giusto onorare e far conoscere alle giovani generazioni. Altrettanto partecipi le parole del dr. Giuseppe Guetta, nel portare il saluto del Prefetto Francesco Alecci, assente dall’Aquila, ma che molto teneva alla manifestazione. Il vicario ha infatti richiamato il valore del servizio reso dalla Pacifici, che ha espresso nei drammatici giorni del terremoto della Marsica le più esaltanti virtù. E ancora come sia importante per una comunità coltivare la memoria, perché senza memoria non si costruisce futuro. La storia non è quella che fanno i potenti – ha detto Mons. Molinari – ma è quella che scrivono con il loro sacrificio e con la loro opera anzitutto gli umili, senza che tanto appaia. Un aspetto assai caro a Papa Francesco, questo, e molto presente nella recente sua visita in Sud America, dove ha esaltato l’impegno degli ultimi nella storia del mondo e in particolare delle donne, parlando in Paraguay. D’altronde, basterebbe rileggere i romanzi di Silone per comprendere il contributo degli umili alla storia dell’umanità. E Maria Pacifici è un esempio davvero splendido.

 Lelio De Santis, nelle sue funzioni di assessore anche alla toponomastica, ha motivato la dedicazione del Largo a Maria Pacifici, come un riconoscimento doveroso e meritato. Giovanbattista Pitoni, Presidente del Comitato per il Centenario del terremoto della Marsica, ha segnalato come sia stato importante far riemergere questa storia, per la quale bisogna essere grati a Raffaele Alloggia. E come sia stato giusto collocarla nell’antologia del Centenario, tra le storie più significative che riguardarono quei terribili giorni di gennaio del 1915. Particolarmente sensibile l’intervento di Aldo Ozino Calligaris, presidente della Federazione nazionale delle Associazioni dei donatori di sangue. Egli ha inteso enucleare il valore del volontariato, che gli Aquilani hanno conosciuto da vicino nell’emergenza post sisma. E come, in altre condizioni, conobbe pure Avezzano e la Marsica nel terremoto di cento anni fa. Un valore che specie nella donazione trova il massimo significato, in un gesto gratuito di solidarietà, anonimo nel senso che non si sa chi ne sarà il beneficiario. Dunque un atto d’amore autentico, che a Paganica trova riscontro nel VAS, un’associazione di donatori tra le più generose ed efficienti, che celebra i 40 anni di attività. Non dissimile dall’appassionato servizio verso la comunità che Maria Pacifici espresse nella sua esperienza di vita. Maria Grazia Minisgallo ha manifestato il suo compiacimento, a nome del Collegio delle Ostetriche della provincia dell’Aquila, per l’onore che Maria Pacifici ha reso alla professione e per il bene da lei profuso alla gente cui rivolse la sua assistenza. Commosso il ringraziamento dei congiunti, espresso da Sandro Valletta e Maria Vittoria Rossi nei confronti delle istituzioni e dei cittadini intervenuti alla cerimonia. Altrettanto commosso il saluto portato da Lorenzo Iovenitti in nome dei donatori di sangue di Paganica, e di Raffaele Vivio per conto degli Alpini paganichesi. L’intervento conclusivo di Raffaele Alloggia vale la pena di riportarlo integralmente, perché ha il pregio di far conoscere la storia di questa piccola donna straordinaria.

 “La storia dell’ostetrica Maria Pacifici mi fu raccontata e documentata dal figlio Augusto Rossi – e, prima di renderla pubblica, confermata dai figli del medesimo come a loro da sempre nota – due giorni prima del terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. Ero appena uscito di casa, dopo un’ennesima scossa di terremoto. Augusto si trovava fuori in giardino di casa sua. Appena mi vide mi chiese, con un gesto eloquente, se avevo sentito la scossa. Gli risposi di sì. Lui mi confidò di aver paura di tutto quello sciame sismico, poiché gli ritornava in mente quello del 1915 che distrusse la Marsica. Vidi il suo volto deprimersi. Mi sedetti accanto a lui e come un fiume in piena – a 102 anni di età, lucido come un ventenne, come chi lo ha conosciuto può testimoniare – iniziò a raccontare … «Io di mio padre ho un vago ricordo. Dopo la nascita di mia sorella Giacinta, nel 1910, poiché dalle nostre parti non c’era lavoro, egli emigrò in Francia in cerca di fortuna. Dopo alcuni mesi dalla sua partenza, alla famiglia arrivò la notizia della sua morte, senza che mai si sapesse come e perché. Mia madre, rimasta vedova, per poter portare avanti la famiglia, si avvalse del suo diploma di ostetrica per chiedere lavoro. Così le fu assegnata la ‘missione’ – di questo si trattava in quei tempi – nel comune di Lecce nei Marsi. Per la tipologia del suo lavoro non le fu possibile portarsi dietro i figli. Così io e mia sorella rimanemmo a Paganica con i nonni. Ci sentivamo … abbandonati, ci mancava quell’affetto materno che è fondamentale per la crescita e la formazione della persona. Quando il 13 gennaio 1915 ci fu la forte scossa di terremoto che distrusse Avezzano e diversi paesi della Marsica, io avevo 8 anni e mia sorella Giacinta 5. Dormivamo nello stesso letto. Tanto fu forte il movimento tellurico che battemmo la testa l’uno contro l’altro, finché i nonni ci presero e fuggimmo verso Fontevecchia. Era ancora buio, piangevamo implorando mamma, ma lei non c’era. Quel giorno lo ricordo bene, poiché anche a Paganica ci furono due morti, parecchi feriti e molti danni alle abitazioni. Ricordo che i miei nonni erano molto preoccupati per mia madre, ma ben presto fummo rassicurati da lei, che, dopo essersi sincerata sulle nostre condizioni, preferì rimanere nel paesino marsicano per lenire le sofferenze e i disagi dei tanti feriti. Tanto era vasto il cratere creato dalla violenta scossa, che i soccorsi tardavano ad arrivare dappertutto e lei, anche nei giorni successivi, veniva chiamata continuamente a prestare la sua opera soprattutto in attività non prettamente di sua competenza, anche nei paesi limitrofi, completamente disastrati. Mia madre ci parlò, tra l’altro, della situazione di quello che sarebbe divenuto il suo paese adottivo. E quando ancora la terra tremava, si trovò a soccorrere una donna incinta al nono mese, morta assieme a suo marito sotto le macerie della propria abitazione, portando alla luce due gemelli. Poi, con l’aiuto dei vicini di casa scampati alla catastrofe, dedicò loro tutto il tempo disponibile fino all’età in cui si poterono affidare all’Orfanotrofio di Amatrice, in quanto a quei tempi, pur volendoli adottare, la legge non lo consentiva. Raccontava anche che nell’ottobre del 1917, mentre l’Italia si trovava impegnata nella Grande Guerra, sempre a Lecce nei Marsi, fece nascere un certo Mario Spallone, l’uomo che poi divenne medico di diversi personaggi della politica italiana tra i quali Palmiro Togliatti e Giorgio Napolitano

 Aggiunge Raffaele Alloggia: “Maria, ancora molto giovane, convolò a nuove nozze con Alessandro Valletta, con il quale ebbe due figli, Domenico e Domenica. Intanto Augusto, già dall’età di quattordici anni, imparava il mestiere dal nonno, che aveva una bottega da barbiere nella piazza centrale di Paganica. La sorella Giacinta, invece, seguì le orme di sua madre Maria. Aiutata economicamente anche da Augusto che cominciava a guadagnare, prese anche lei il diploma da ostetrica e, su invito di sua madre, si trasferì a Lecce nei Marsi, dove iniziò a lavorare con lei e anche nei paesi circostanti. Come sua madre, anche Giacinta si sposò a Lecce nei Marsi con Domenico Di Giandomenico. Nel 1929 Augusto si sposò con Diva Iovenitti. Per l’occasione fecero un bel giro di nozze. Erano rimasti d’accordo con sua madre che al ritorno sarebbero passati per Lecce nei Marsi. Maria, per mostrare agli sposi l’amore materno – Augusto lo raccontava ancora emozionato dal ricordo – aveva predisposto che alla stazione di Pescina ad attenderli ci fosse una biga ornata da tanti fiori e due cavalli bianchi, come nelle favole. Diva, la moglie di Augusto, nel vedere tutto quello sfarzo, non volle salire sulla biga finché il cocchiere non tolse quasi tutti i fiori. Arrivati a Lecce nei Marsi, all’ingresso del paese e lungo tutto il viale che portava verso la casa di sua madre Maria era ornato di luminarie, come nelle occasioni delle feste patronali e centinaia di persone che applaudivano al passaggio degli sposi. Alla fine del suo lungo racconto, Augusto mi mostrò, con orgoglio indescrivibile, il Diploma con Medaglia d’Oro al Valor Civile, conferito dal Collegio Provinciale delle Ostetriche a sua madre Maria Pacifici, per la missione svolta in quegli anni difficili. Questa letteralmente la motivazione: «Dal 1915 al 1956 ininterrottamente e in condizioni rese sovente difficili dall’ambiente, dalle calamità e dagli eventi bellici, svolse la sua missione umanitaria prodigandosi con il consapevole senso del dovere, profondo spirito di sacrificio ed esemplare abnegazione.

L’Aquila 21 Dicembre 1961 »

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