Goffredo Palmerini
Non è stato semplice scrivere queste righe in ricordo di Gian Paolo de Rubeis – scomparso nella notte del 1° maggio nella sua abitazione a L’Aquila, all’età di 84 anni – in ragione dell’affetto che mi lega a Lui e alla sua famiglia. E prim’ancora a suo padre, don Tullio de Rubeis, amatissimo sindaco dell’Aquila, inesauribile fonte di sapienza amministrativa, buon governo e sensibilità civica, dalla quale ho attinto quel tanto di preparazione che ho potuto per prestare il mio servizio di amministratore della municipalità aquilana. Come anche per il timore che proprio questi sentimenti di fraternità familiare potessero apparire condizionanti nel ricordarlo, come persona e come uomo pubblico, fortemente presente ed incisivo nell’operare per il Bene comune della nostra città. E tuttavia i meriti di Gian Paolo, insieme alla straordinaria sua generosità d’impegno – nella professione medica, nella vita istituzionale, nel campo culturale, sociale e sportivo – sono così ampiamente oggettivi e conosciuti da affrancare ogni preoccupazione di tal genere.
I meriti professionali di Gian Paolo de Rubeis: dopo la laurea in Medicina e Chirurgia a Perugia, prima di tutto la qualità della sua formazione, presso il reparto di Chirurgia Generale del San Salvatore diretto dal prof. Ficara, struttura operatoria d’eccellenza ma anche un centro di alta formazione per tanti giovani medici aquilani, poi presso la Facoltà medica della nostra Università, nei reparti di patologia e clinica chirurgica diretti dal prof. Ribotta. Quindi il rientro in Ospedale nel reparto di Chirurgia Generale, diretto dal dr. Claudio Vittorini. Ma la svolta vera della sua vita professionale arriva a seguito della frequentazione dell’Istituto Tumori di Milano e dalla formazione assorbita in quella eccellente struttura, diretta dal prof. Umberto Veronesi, un vero luminare della scienza medica. Nasce in quei primi anni Ottanta, in Gian Paolo de Rubeis, il proposito di creare a L’Aquila una struttura qualificata di prevenzione, diagnosi e chirurgia conservativa del cancro alla mammella, il Centro di Senologia, nato nel 1985 grazie al suo infaticabile impegno: una struttura di riconosciuta eccellenza che egli ha diretto per molti anni come primario della Chirurgia oncologica e Senologia chirurgica, fino a quando non è andato in pensione nel 2004. Tanti altri incarichi e responsabilità nella sua professione, che sono stati già da altri riportati in dettaglio.
Giova qui sottolineare il valore del Centro di Senologia, che alla sua determinazione e al suo impegno si deve, per quel che ha significato per le donne dell’Aquila e dell’intero Abruzzo, quale innovativo cespite di prevenzione, d’indagine diagnostica e di trattamento chirurgico del tumore alla mammella e di elevata qualità delle prestazioni. Accanto all’attività della professione medica, continuata per diversi anni anche dopo aver lasciato l’Ospedale San Salvatore, Gian Paolo de Rubeis ha vissuto un’intensa vita istituzionale, culturale e sociale che ne fanno un uomo pubblico di significativo valore, per l’ampiezza dell’impegno reso alla amata sua città e alle sue articolazioni civili. Gian Paolo de Rubeis, ufficiale medico presso la Sanità militare, aveva poi prestato servizio operativo nel Corpo degli Alpini, assumendo pienamente quel sentimento di “alpinità” che unisce tutte le “penne nere” e continuando nella “riserva” la sua presenza nel Corpo con il grado di Capitano medico. Il suo forte legame alpino, in seno al Gruppo Alpini dell’Aquila e alla Sezione Abruzzi dell’ANA, lo ha portato talvolta a qualificate funzioni di rappresentanza, nei Raduni e nelle manifestazioni locali, come nella collaborazione per la straordinaria Adunata nazionale Alpini a L’Aquila nel 2015.
Non era agevole, per chiunque avesse avuto un padre come Tullio de Rubeis, affrontare un impegno anche nella vita istituzionale. Ma la generosità e la dedizione al bene comune di Gian Paolo non avevano confini, quando nel 1990 diede la disponibilità a candidarsi al Consiglio comunale, venendo eletto con una buona dote di consensi. Furono anni difficili a Palazzo Margherita, per l’ondata di inchieste giudiziarie nel clima inquisitorio di quel periodo, conclusosi nel 1993 con lo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina del Commissario prefettizio. Non mancò mai, però, il contributo tenace e appassionato del Consigliere de Rubeis in quella difficile congiuntura amministrativa, nella soluzione dei problemi più urgenti per la comunità. Anche nello sport il suo impegno è stato assiduo, come Medico in campo per L’Aquila Rugby. Un amore per la palla ovale, e per i valori sociali che incarna, che Gian Paolo ha sempre vivamente conservato. Negli ultimi anni la passione per la musica colta, vissuta in seno alla Società dei Concerti “Bonaventura Barattelli”, lo ha portato a ricoprire il ruolo di amministratore come membro del Consiglio Direttivo del glorioso ente musicale aquilano.
Tante altre le sue dedizioni alla vita della nostra città. Ancor più dopo il terremoto del 2009, non solo nella dimensione dell’impegno, ma anche come forte testimonianza nel contribuire alla rinascita dell’Aquila. Gian Paolo questa testimonianza di cittadino esemplare, probo, gentile e generoso, l’ha offerta a piene mani. Non per ostentarla, ma per l’intima convinzione che fosse semplicemente un dovere civico che a ciascun cittadino compete. Lo esprimeva attraverso l’intensità della sua passione civile, la tensione morale che ha accompagnato ogni suo gesto professionale, politico e culturale, la sua indipendenza di giudizio e l’onestà intellettuale che ha presieduto la sua vita. Ogni suo impegno Gian Paolo l’ha vissuto nella convinzione di rendersi utile, di servire la comunità aquilana della quale orgogliosamente si è sentito parte attiva, per profondo senso etico e per consolidare l’affettuosa memoria che L’Aquila porta verso suo padre, don Tullio de Rubeis, interprete di una delle stagioni più feconde di illuminata amministrazione della Città. Gian Paolo de Rubeis sarà ricordato per la sua passione civile, per la schiettezza, per il pronto e gratuito contributo al Bene comune. E all’idea di città capace di mettere a frutto le sue risorse, le sue vocazioni, i suoi talenti. Ma anche lo straordinario valore del territorio aquilano, di cui aveva dato un icastico esempio con il prezioso restauro della casa paterna a Tussio, trasformandola in un incantevole esempio di struttura ricettiva di pregio incastonata lungo il tratturo magno, modello di sviluppo turistico che valorizza le bellezze e le tipicità dell’intero altipiano. Una bella eredità morale e un esempio di generosità Gian Paolo lascia ai suoi figli Dorothy (Titti), Maria Francesca e Tullio, di cui potranno andare orgogliosi, e un patrimonio d’affetti e di intensi ricordi a Paola, che della famiglia con gli amati nipoti ella è premurosa e gentile vestale. A Dio caro Gian Paolo!



