L’ITALIA HA FATTO SENTIRE LA SUA VOCE NELLA VICENDA DEI DUE MARO’

15 Marzo 2013
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I due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non torneranno in India al termine della “licenza elettorale” di un mese concessa il 22 febbraio u.s. dalla Corte Suprema indiana. Lo ha deciso il Governo Monti, in uno dei suoi ultimi atti,  forse anche per non lasciare  “la patata bollente” in mano al futuro Governo, un po’ come avvenuto per la questione “Battista” in Brasile.

Noi plaudiamo a questa decisione per diverse ragioni.

In primo luogo perché la condotta delle Autorità indiane è contraria al Diritto Internazionale. I fatti che gravano sui nostri due marò sono infatti avvenuti in acque internazionali e come si legge nella nota diplomatica consegnata alle Autorità indiane ”L’Italia ha sempre ritenuto che la condotta delle autorità indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale gravanti sull’India in virtù del diritto consuetudinario e pattizio, in particolare il principio dell’immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero e le regole della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (Unclos)del 1982”.

Da “Il giornale” del 20 gennaio 2013, in un articolo di Fausto Biloslavo, si legge che nell’ordinanza della Corte Suprema indiana del 18 gennaio 2013, al punto 29: il peschereccio St. Anthony, di circa 12 metri, scambiato dai marò per un vascello pirata, risulta registrato solo nel Tamil Nadu, un altro stato indiano. Però «non era registrato secondo l’Indian Merchant Shipping Act del 1958 (la normativa che regola la navigazione mercantile ndr) e non sventolava la bandiera dell’India al momento dell’incidente ». L’importante requisito del rispetto della normativa del 1958 avrebbe permesso al peschereccio di navigare «al di là delle acque territoriali dello stato del’Unione (il Tamil Nadu ndr) dove l’imbarcazione era registrata ». Questo significa che il St. Anthony non poteva far rotta nel tratto di mare­ dove ha incrociato i marò imbarcati sul mercantile italiano Enrica Lexie.

L’Italia ha più volte proposto una soluzione “amichevole” per risolvere la vertenza, ma le Autorità indiane hanno sempre ignorato qualsiasi proposta sottraendosi al dialogo e rinviando continuamente ogni decisione degli organi giudiziari.

Il governo indiano ha gestito le indagini costruendo prove a carico e cancellandone altre a discarico, ma senza mai confrontarsi con la controparte italiana.

La cattura dei due militari è avvenuta con l’inganno quando la Guardia Costiera indiana ha invitato la petroliera Enrica Lexie a entrare nel porto di Kochi con la scusa che “avevano catturato due barchette sospette pirata e volevano il nostro eventuale riconoscimento”.

Ove si aggiunga l’intenzione delle autorità indiane di costituire un “tribunale Speciale”, idea senza fondamento giuridico, e l’aberrante decisione di limitare gli spostamenti del nostro ambasciatore bene ha fatto il governo italiano a non far ripartire i due marò ed il governo indiano, che ha finora gestito la controversia in modo del tutto “personale”, ha poco da lamentarsi.

La decisione del Governo Italiano potrebbe, in ultima analisi, rivelarsi soddisfacente per entrambe le parti.

Raffaele SUFFOLETTA

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