“Terùn”, quel distintivo d’onore di tre meridionali che con pizza e bici hanno conquistato la Silicon Valley. E ora sognano la squadra “Terùn” al Giro d’Italia.

19 Febbraio 2016
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di Domenico Logozzo *

“A volte ci prendiamo in giro da soli: A quando il Giro d’Italia con una squadra Terùn? Qui abbiamo imparato che i grandi sogni portano a grandi risultati”. I fratelli Maico e Franco Campilongo, calabresi di Scalea (Cosenza), con l’amico Kristyan D’Angelo, pugliese di Ginosa Marina (Taranto), dopo avere ottenuto un grande successo con il ristorante Terùn a Palo Alto, in California, concretizzando il sogno di “prendere per la gola” gli americani, portano avanti  “con grande passione, impegno e ottimi risultati” anche il progetto “bici-amici”. Non smettono di sognare. Puntando sul fortunato marchio Terùn come scelta vincente. Contro ogni pregiudizio. Ha scritto il New York Times: “In piemontese “terùn” è un termine dispregiativo per i meridionali italiani”, sottolineando che “gli intraprendenti imprenditori venuti dalla parte estrema dello stivale lo indossano come distintivo d’onore”. Proprio così. Maico Campilongo, studi di ingegneria elettronica e di economia e commercio interrotti per scegliere altre vie (musica, pianobar e politica in Italia, infine la ristorazione negli Stati Uniti), ce lo conferma: “Noi abbiamo deciso di dare un significato positivo a questo termine, che per anni ha visto i nostri genitori e i nostri nonni paragonati ad una razza inferiore. Usato dai piemontesi o comunque dalla gente del nord, ci faceva male, ci condizionava, tanto che da piccolo cercavo di cambiare il mio accento perché ritenevo che quello meridionale non fosse una cosa positiva”.

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Chiediamo a Maico di raccontarci il loro entusiasmante viaggio nel mondo della ristorazione e delle due ruote. Ricordi preziosi. Custoditi con amore e orgoglio. Un appassionante album di “sognatori che sanno sognare”. Le prime pedalate. “Erano gli anni Novanta e mio fratello Franco in Calabria si appassionava alla mountain bike. Innamorato di quella bici che permetteva di esplorare i posti più remoti dell’amata terra calabrese”. Come “un segno del destino” il fatto che “la mountain bike moderna è nata alla fine degli anni Settanta, proprio in California”. Prima di allora “per  un lungo periodo sono state usate biciclette adattate, dette klunker (catorci) per fare gare in discesa su strade forestali”. L’evoluzione. “Si ritiene che  la prima bicicletta appositamente costruita per l’uso fuoristrada sia  quella di Joe Breeze, nel 1978. Successivamente Gary Fisher (che Franco ha conosciuto a Las Vegas), Charlie Kelly e Tom Ritchey si associarono nella Mountain Bikes. Nei primi anni Ottanta vennero vendute le prime mountain bike prodotte su larga scala, che a quel tempo erano poco più che biciclette da corsa irrobustite, con manubrio dritto e gomme più larghe. Nei vent’anni a cavallo del 2000 il mountain biking è diventato uno sport fra i più diffusi. Il mercato e la nascita di competizioni sportive basate sulle specialità del mountain biking hanno permesso uno sviluppo tecnologico continuo, per cui oggi sono possibili attività che una volta non erano nemmeno pensabili”.

Ma ritorniamo agli anni giovanili di Franco in Calabria. “La passione per la bici cresce sempre di più. Con il lavoro estivo, l’aiuto di papà Giuseppe Campilongo e di mamma Anna Errico, entrambi nati a Verbicaro (Cosenza), compra la sua bicicletta e fonda con altri amici appassionati un Club di mountain bike a Scalea”. Corre e vince. “Più volte Campione Regionale Calabrese. Tante gare in montagna. Dal Parco Nazionale del Pollino alla Sila Cosentina e anche gare di downhill lungo le piste non innevate di Camigliatello Silano durante l’estate”. Aveva messo insieme “un’allegra brigata di pazzi”. Il racconto a questo punto entra nel vivo di una esperienza ciclistica molto interessante del cugino Giuseppe, che purtroppo è stata fortemente ostacolata e penalizzata dalla cronica differenza di opportunità offerte dalle due Italie. Al Sud tutto è difficile. Al Nord il percorso è più agevole. Anche nel ciclismo. Vediamo come e perché. “Franco trasferisce la sua passione al cugino e figlioccio di cresima Giuseppe Errico, figlio dello zio materno Antonio. Giuseppe,12 anni, lo segue sulle montagne calabresi. E cresce bene. Franco si accorge subito delle sue potenzialità. E’ un ragazzone di quasi un metro e novanta (mamma Beatrice Aita di Diamante, donna calabra alta un metro e settanta, davvero non comune) con tanta potenza nelle gambe. Sostenuto dalla famiglia passa dalla mountain bike alla bici da strada e finisce a Monsummano Terme, in provincia di Pistoia, con l’Associazione Monsummanese Ciclistica. Giuseppe è forte e spicca nello sprint. Se arriva sul traguardo col gruppo in volata spesso stacca tutti. Potrebbe essere il nuovo Cipollini, diceva il suo allenatore Salvatore Mazzei”. E qui emerge l’amarezza per un sogno che non è andato a buon fine. “Spesso i sogni non si realizzano non perché non sei forte abbastanza, ma svaniscono lungo i sentieri tortuosi che separano le due Italie, il nord e il sud. L’Italia a due velocità, non la velocità nello sprint ma nella possibilità di fare ciclismo in Calabria o in Toscana. Giuseppe in quegli anni ha partecipato alle stesse gare che faceva uno che poi sarebbe diventato Lo Squalo dello Stretto, Vincenzo Nibali. Esperienza comunque importante per Giuseppe che, dopo essere stato una promessa del ciclismo italiano, adesso è uno dei manager di Terùn pizzeria”.

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La scelta di emigrare. Franco Campilongo, laurea in economia e gestione dei servizi turistici in tasca ed una valigia piena di sogni, dalla Calabria si trasferisce in California. Dai grandi sacrifici ai successi. Sbarca nella Silicon Valley nel 2002. Per qualche anno il lavoro e le ristrettezze economiche di chi è appena emigrato in un nuovo mondo non gli permettono di ricominciare a pedalare come piace a lui. E’ solo questione di tempo, però. “Una passione così forte – riconosce Maico – non si può fermare. E poi è nella terra dove è stata concepita la montain bike, come dicono qui siamo ground zero, e così nel 2007 compra la sua prima mountain bike. Ricomincia a correre e a esplorare questa volta il paradiso delle montagne di Santa Cruz (Catena montuosa a ridosso della Bay Area), con sentieri costruiti apposta in mezzo alla natura, per gli appassionati di bici come Franco”.

Le strade di Franco e del cugino Giuseppe si incontrano nuovamente negli Stati Uniti. Giuseppe si trasferisce in California nel 2009. Ricorda sempre Maico: “Questa volta è lui a stimolare Franco e a trasmettere la passione per un altro tipo di bici, quella da corsa. Giuseppe, 31 anni, è cresciuto con due sorelle maggiori, Maria Francesca e Annalisa. Quindi Franco, 38 anni, è per lui come un fratello maggiore. I due cugini si ritrovano sull’asfalto delle grandi strade della California. Conoscono tanta gente e incontrano un ragazzo inglese, Alex Palmer, uno che corre forte. Avrebbe potuto essere anche lui un professionista. Alex li chiama a far parte della Squadra SF, team creato dalla fusione della Squadra Ovest e Audi, due delle numerose formazioni amatoriali di bici esistenti nella Silicon Valley. Un giorno sarebbe bello avere la FIAT fra gli sponsor. L’ammiraglia perfetta! Adesso il team sponsorizzato da Terùn ha un nuovo nome: Squadra SF Terùn”. Commenta Franco: “E’ bello ritornare alle competizioni e incontrare gente come Pablo Espinosa, adesso responsabile tecnico di Squadra Sf Terùn. Pablo ha provato a fare il professionista della bici ed ha vissuto negli anni del College con George Hincapie, gregario di Lance Armstrong e Freddie Rodriguez, detto “Fast Freddie”, che ricordiamo per i sui sprint con Super Mario Cipollini. Rodriguez è stato secondo in due famosissime classiche nel 2002, sempre alle spalle di Super Mario: la Milano-Sanremo e la Gent-Wevelgem, nelle Fiandre, in Belgio. E’ stato anche campione nazionale americano nel 2000, 2001, 2004, 2013. Freddie Rodriguez  ha creato una linea di abbigliamento sportivo per chi va in bici e veste la Squadra SF Terùn. Fast Freddie nel 2016 sarà un guest rider nel Team Terùn Squadra SF. Ha 42 anni e nonostante si sia ritirato dalle grandi competizioni è sempre fortissimo. Abbiamo pedalato insieme tante volte poiché vive a Berkeley a circa 40 minuti da Palo Alto, e poi è stato con noi nel ritiro-allenamento della squadra. Ci ha raccontato le tante storie che si vivono in sella: Giro d’Italia, Tour de France, La Vuelta di Spagna, e tutte le classiche. Un pezzo di storia del ciclismo mondiale è parte integrante della Squadra ciclistica Terùn”.

Passione ciclismo che coinvolge un po’ tutti. “Si sa che la bici è contagiosa”. Così Maico Campilongo, 43 anni, viene stimolato dal fratello Franco e dal cugino Giuseppe “ad assaggiare la bici da strada, ma se fumi 15 sigarette al giorno non è facile”. E allora, batti e ribatti, Maico smette di fumare e per il suo trentottesimo compleanno decide di “fare una pedalata sul Golden Gate” con il fratello e il cugino, per  andare poi a mangiare con Kristian, lo chef socio.” Anche lui sembra preso dalla voglia di pedalare”. Nell’ album della memoria di Maico c’è una pagina dove è segnata  una  data significativa: 3 maggio del 2011. Quel giorno capisce che gli piace “andarsene in giro in bici, ascoltando la musica e seguendo le notizie che mi tengono aggiornato sulla politica italiana e internazionale”. E “comincia ad esplorare spesso in solitaria le colline intorno a Palo Alto”. Commenta entusiasta: “E’ un piacere che se non lo provi non  sai quanto è bello. Ma ci vorrà tempo per raggiungere la forma fisica per stare alla ruota di Giuseppe e di Franco. Volere è potere”. I risultati sono evidenti: “Adesso a distanza di quasi 5 anni dalla prima pedalata su una bici da strada gareggio con il Team Terùn insieme allo chef Kristyan D’Angelo. Anche lui ha una bella bici, ma fra i fornelli del ristorante e il suo bellissimo figlio Lorenzo, non può concedere  alla bici lo stesso tempo che gli dedichiamo io, Giuseppe e Franco”.

Notissimo luogo di incontro per gli appassionati del ciclismo della Silicon Valley. Buona cucina e sport. Accoppiata vincente. “A Terùn vengono spesso a visitarci professionisti ed ex professionisti delle due ruote, donne e uomini che hanno fatto di questo sport la loro passione, il loro stile di vita. L’elenco sarebbe lunghissimo. Personaggi come il famoso ex ciclista, scrittore e commentatore Bob Roll, detto Bobke. E’ l’Adriano De Zan americano. Per NBC Sports Network cura le telecronache di Tour de France, Giro d’Italia, Tour of California, Vuelta. Un grande amico. E poi Lance Armstrong, che ha passato una sera da noi.  A Terùn oltre a mangiare bene, si pedala anche molto, dicono. Armstrong ci ha promesso che qualche volta si unirà a noi nell’ormai famoso “Terùn Ride”, una pedalata in compagnia. Partecipano per lo più persone che vanno abbastanza forte in bici. Consiste nel ritrovarsi la mattina a Terùn, ristorante ancora chiuso al pubblico, prendere un espresso e partire insieme all’avventura. Spesso si va fino all’Oceano Pacifico. Dopo un altro caffè e qualcosa per rifocillarsi si torna a Terùn per mangiare una bella pizza, bere birra e vino. Dopo 120 km in bici puoi mangiare davvero quello che vuoi!”

Un grande successo della creatività della bella gente del Sud Italia. Il coraggio di osare. L’intelligenza nel fare. “In soli tre anni dall’apertura Terùn è diventato uno dei ristoranti-pizzeria più popolari della California. Hanno scritto di noi tanti giornali americani, a partire dal New York Times. A quanto pare siamo popolari anche in Italia dopo che la Repubblica, il Corriere della Sera e decine di testate giornalistiche hanno parlato di noi. Anche Radiodeejay nella trasmissione Tropicana Pizza, Identitagolose.it, Pizza & Core, wired.it, si sono occupati della storia di Terùn. Tanti nostri amici in Italia pedalano con addosso la maglia Terùn”. Sostengono che “questa popolarità va attribuita a tanti fattori. Uno di questi, davvero molto influente, è il connubio Bici-Pizza/Amici-Bici che oramai identifica Terùn. In California sponsorizziamo anche altri 3 team: Core Techs Cycling Team e due di professioniste  femminili che correranno nel mondo: Team TIBCO-SVB Women’s Pro Cycling Team e Hagens Berman Supermint Pro Cycling Team”.

Diceva Albert Einstein: “La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l’equilibrio devi muoverti”. E a Terùn “muoversi con la bici” è diventata una regola di vita. “Business, lavoro di squadra. Il momento in cui devi sprintare anche durante la gara per rimanere alla ruota che ti permetterà di stare nel gruppo e poi sprintare ancora per la vittoria finale, e poi altre tappe e poi altri giri e sempre nuovi traguardi e anche se non vinci sai che ce la stai mettendo tutta e l’importante è pedalare, perché spesso gli obiettivi li scopri e li conquisti strada facendo”.

Gli amici di Terùn hanno le idee chiare e hanno fatto la giusta scelta, puntando anche sul mondo delle due ruote. Dall’Economist alla Cnn, dal Telegraph alla Bbc, tutti parlano del ciclismo come il nuovo golf. Max Levchin, cofondatore di Pay Pal e consigliere per Yahoo e Yelp, intervistato da Business Insider, ha affermato che “nella Silicon Valley e nella East Coast, ad esempio, oggi l’età media dei dirigenti è molto bassa: questa generazione di giovani milionari sente il bisogno di sudare, di fare qualcosa che coinvolga maggiormente il fisico”. Si sostiene che “se su un campo da golf mediti, sulla bici la mente è impegnata anche nello sforzo. Il senso liberatorio di un movimento come quello della bici da corsa è in grado di creare grandi relazioni che possono poi trasformarsi in business”. Maico Campilongo cita l’articolo dell’inglese Telegraph: “Cycling is the new golf”. E poi afferma: “Noi lo possiamo dimostrare. Molte persone, general manager di compagnie della Silicon Valley, pedalano per socializzare e parlare di affari. Quello che è sempre stato appannaggio essenzialmente del golf oggi si è esteso anche alla bici. Tutti insieme a soffrire in salita per una agognata meta che poi ti porterà ad una felice discesa, fino al prossimo ristorante senza sentirsi in colpa per aver mangiato troppo”.

La buona ricetta sognata e realizzata. Gli amici di Terùn guardano al futuro con ottimismo: “Ci vediamo in maglia rosa!”. Un altro grande sogno. Sarebbe bello leggere un giorno non molto lontano sulla prima pagina della milanese Gazzetta dello Sport: “Terùn in rosa”. E ritornano alla mente le parole di uno dei grandi successi di Fiorella Mannoia: “Ogni sogno ti porta più in là, cavalcando aquiloni, oltre muri e confini”.

*già Caporedattore Tgr Rai

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