AGRIGENTO. Kaos Festival, fra i 5 finalisti Beatrice Monroy “scrittrice mai contenta di se stessa”. L’intervista

20 Gennaio 2014
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AGRIGENTO – Il comune di Montallegro (Ag) nel fine settimana del 25 e 26 gennaio sarà riferimento dell’editoria, della legalità e dell’identità siciliana: vi si svolgerà, infatti, il Kaos Festival. Già noti i cinque titoli finalisti fra i quali “Oltre il vasto oceano. Memoria parziale di Bambina (Avagliano editore, pagg. 288, € 14,00) di Beatrice Monroy: racconta la grande epopea di una famiglia aristocratica con una struttura originale che mirabilmente mescola narrazione storica e memoria personale. Figlia di due scienziati che spostavano la loro residenza in riferimento al loro lavoro scientifico, la protagonista, assieme alle sorelle, cresce con strane regole e con la sensazione di essere ovunque straniera e nello stesso tempo abitatrice di ogni mondo. Al centro c’è Palermo. Luogo di partenza e luogo di approdo. Intorno a questa città, c’è stata quindi la misteriosa storia aristocratica della famiglia, i Monroy, con avventure fanfarone e racconti mitici da ascoltare in silenzio nel grande cerchio famigliare. Da Masaniello Luchino Visconti, dai Mille al terremoto del Belice, sono molti i personaggi e i fatti noti evocati nel libro. Vi si ritrovano anche molti luoghi, la Spagna, l’America, le Galapagos, Bergamo, Milano, Napoli. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

I riferimenti della propria storia s’intuiscono a partire dal cognome della famiglia aristocratica: è stato facile mettere da parte alcune testimonianze o ricordi per lasciare spazio all’immaginazione oppure il tutto è avvenuto in maniera spontanea durante la scrittura? 

Domanda difficile! No non è stato facile, quello che ho cercato di fare (ci ho messo otto anni a scrivere il libro) all’inizio è stato di raccogliere più materiale possibile nei miei ricordi e in quelli che generosamente mi hanno passato i miei familiari, poi ho scelto, cercando di mantenere una struttura e il progetto che intanto si andava formando nella mia testa, mantenendo per l’appunto anche l’idea che la memoria di una bambina è spesso fanfarona e questo aspetto mi piaceva mantenerlo come senso di un realismo fantastico.

La condizione quasi di “apolidi” della protagonista e delle sorelle potrebbe anche avere dei lati positivi e apportare dei vantaggi. Accade ai personaggi del romanzo?

Sì, direi di sì, io sono molto grata ai miei genitori di questo spazio di libertà che ci è stato regalato, facendoci vivere tanto in giro, certo da ragazzina era anche un problema avere un’identità fragile, ma poi è risultato sempre un fatto estremamente positivo. E dunque ai miei lettori ho cercato di raccontare il senso profondo delle vite apolide dei miei personaggi.

“Palermo. Luogo di partenza e luogo di approdo” resta comunque un riferimento. Oggi vedi la città ancora così?

Una città difficile, un po’ alla deriva, con della gente eccezionale, che con tutte le difficoltà che è ed è stata costretta ad attraversare rimane salda. Io mi sento molto palermitana, amo il sud, amo abitarci.

Che rapporto hai con la letteratura e la storia delle grandi famiglie del passato al centro di vicende fra il tragico e lo scandalo?

Sono storie che mi interessano moltissimo, lì in quella confusione tra sano e malato risiede la nostra essenza di siciliani, è li dentro che dobbiamo guardare, con coraggio perché non è facile riconoscere la nostra parte malata.

Ricordi qualche vicenda o libro in particolare? 

Ne ricorderei moltissime, e moltissimi sono i libri di riferimento.. Sopra tutti per me rimane il maestro, cioè Sciascia.

Dopo “Elegia delle donne morte” un altro libro in finale in un premio letterario: una bella soddisfazione…

Sono molto contenta, penso che è un bel modo per onorare la storia.. Speriamo!

Come lettrice che libri prediligi?

Sono una divoratrice: romanzi e anche romanzi storici che mi divertono moltissimo e quando sono veramente stanca gialli…

Come scrittrice sei severa con te stessa?

Moltissimo, riscrivo. Almeno cinque sei volte tutto daccapo Mi alzo all’alba e sto circa tre ore alla scrivania…. Non sono mai contenta di me stessa…

Giovanni Zambito

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