Grand Tour a volo d’Aquila. Viaggio come memoria per il nostro presente.

3 gennaio 2019
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di Gianfranco Giustizieri *

Copertina

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Nel ricevere il libro per l’ormai consolidato e atteso appuntamento con Goffredo Palmerini, siamo all’ottavo, il titolo nobile Grand Tour a volo d’Aquila (One Group Edizioni, L’Aquila, novembre 2018), immediatamente cattura la nostra attenzione con due forti richiami. Il primo, immediato, fulmineo, non poteva non andare ai secoli dei grandi viaggiatori che dalla fine del Seicento si riversarono in Italia assetati di cultura e conoscenza, viaggi tramandati dalla storia con l’appellativo di Grand Tour.

 “Il Grand Tour ha una identità sovranazionale che riluce soprattutto negli spiriti più alti che vissero questa esperienza e tale carattere cosmopolita è un dato costitutivo fin dalle origini […], l’Italia è la terra di Dante, Petrarca, Machiavelli, di Michelangelo e Raffaello, di Vivaldi, di Galileo […], l’Italia è a un tempo Parnaso e Campi Elisi e terra delle Esperidi. E Roma costituisce il centro di questo viaggio” (Cesare De Seta, Vedutisti e viaggiatori in Italia tra Settecento e Ottocento).

Il secondo richiamo riguarda il termine Aquila, vocabolo dal valore polisemico e metaforico. Alfredo Cattabiani (1937-2003), valente scrittore e studioso delle tradizioni popolari, nel suo libro Volario sulla mitologia degli esseri alati, riportò diverse leggende sull’uccello/aquila e le sue capacità di rigenerarsi, riprese soprattutto dagli indiani del Nord America. Una di queste narra la necessità, quando è giunta la vecchiaia, di abbandonare i propri luoghi e di volare su in alto fino al sole che brucia le penne e oscura la vista per poi tuffarsi in picchiata per tre volte nell’acqua, rigenerarsi e volare verso nuovi incontri. E L’Aquila, la città di Goffredo, la nostra terra!

Così da queste annotazioni il pensiero si sposta ad altri viaggi, ad un’altra Italia, a quell’Italia che ha avuto Le ali per andare, le radici per restare, come da un’intervista concessa dal nostro autore alla giornalista Valentina Di Cesare, a quelle donne e a quegli uomini orgogliosi della loro terra d’origine, fuori e dentro confine, dove nella quotidianità esprimono storie di rigenerazione e di ricchezza umana, di eccellenza e di cultura, di dialogo nei valori fondanti della pace e dell’amore secondo la significativa Presentazione di Hafez Haidar, di speranza e di accoglienza come dalla profonda Prefazione di Tiziana Grassi per “ quegli occhi ci riguardano” riferita a Josefa e a tutti gli emigranti che giungono sulle nostre coste. Quindi un Grand Tour a volo d’Aquila che si dispiega in oltre 350 pagine e che ci porta a viaggiare con l’autore per conoscere, per riflettere, per legare il nostro tempo con il nostro passato e il nostro futuro.

presentazione Grand Tour, Aula magna Gran Sasso Science Institute

presentazione Grand Tour, Aula magna Gran Sasso Science Institute

Questo ed altro ancora è il libro davanti a noi nel quale si dipana il filo della vita con narrazioni di oggi e di ieri, di persone e di luoghi, di gioie e di tragedie, di successi e di resilienze, un lungo percorso di attualità e di memoria nel quale il ricordo è il nostro presente, per richiamare una frase del grande poeta messicano Octavio Paz, Premio Nobel per la letteratura nel 1990. Allora apriamo il volume e con attenta lettura seguiamo le pagine che ci conducono in terre lontane e vicine Alla scoperta delle meraviglie del Belpaese dentro e fuori confine, come recita il titolo di ogni capitolo e nel quale confluiscono personaggi, avvenimenti, luoghi.

Significativamente, le prime pagine riportano il discorso che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella tenne agli Italiani d’Argentina nel maggio del 2017 durante la sua visita. Oltre a ricordare pezzi di storia dell’emigrazione, dei sacrifici affrontati, “dell’altro oggi”, Mattarella parlò di “una nazione fuori dalla nazione” nel considerare i circa 26 milioni emigrati dal 1875 al 1975 che arrivano a 80 milioni tra i pionieri, i figli, i nipoti e i pronipoti di diretta appartenenza e discendenza italiana (“sangue italiano” specificato da Palmerini nell’intervista rilasciata a Valentina Di Cesare). Concetto più volte ripreso dall’autore e ampliato in una lettera diretta al Capo dello Stato in occasione della sua venuta a L’Aquila nel giugno successivo con la richiesta di inserire la storia dell’Emigrazione nei programmi di studio anche “per riportare l’Italia dentro i confini con l’altra Italia, persino più numerosa”, quell’altra Italia che ama la terra d’origine e rifugge dall’acredine di parlarne male come spesso avviene dentro i confini nazionali. Purtroppo in Italia c’è stata la rimozione del fenomeno migratorio e della sua storia dolorosa (Intervista a Goffredo Palmerini di Valentina Di Cesare). Quindi la necessità di costruire quei ponti che possano far conoscere, unire e tramandare la storia e la forza di “un Noi inclusivo, non contrapposto al voi, dell’Altro tra noi, dell’Altro parte di noi” l’altro di oggi che arriva da terre affamate, l’altro di ieri che eravamo noi, come Tiziana Grassi nella sua Prefazione.

 Le pagine scorrono e ogni parte offre tesserine preziose: amicizie vicine e lontane, luoghi da ammirare, avvenimenti da celebrare o ricordare. Palmerini, ambasciatore in un mondo globale, raccoglie esperienze e le trasmette. Quanti personaggi e quanti ricordi escono dalle narrazioni, quante terre ricche di cultura, di bellezza, di sapori vengono esplorate, quanti fatti di diversa natura sono disseminati! È difficile tenerne il conto, solo esempi possono illuminarne il percorso. In una soggettiva e arbitraria suddivisione tematica è possibile enucleare tre aree di lettura che continuamente si sovrappongono: amicizia e memoria, conoscenza e sapienza, vicende umane.

AMICIZIA E MEMORIA

Tra le pagine troviamo gli “ambasciatori dell’Italia e della sua cultura” (Filippo Baglini, Letizia Airos, Ottorino Cappelli) che a Londra e a New York sono i fondatori di un sistema Italia multimediale per la conoscenza e la diffusione della nostra cultura, a dimostrazione che la fuga dei cervelli è da valorizzare nell’assetto di un mondo globale. Incontriamo donne come Laura Benedetti, Maria Assunta Accili, Ada Gentile, Daniela Musini, valori dell’Italia nel mondo oppure il ricordo di Maria Grazia Cutuli, giornalista coraggiosa perita in Afghanistan e dell’aquilana Amalia Sperandio, pioniera della fotografia a cavallo di due secoli.

La storia leggendaria e tragica di Rodolfo Zanni, geniale compositore di origine abruzzese, sparito a soli 26 anni nell’Argentina dei colonnelli, si accomuna al ricordo doloroso delle due uniche vittime durante l’operazione tedesca per la liberazione di Mussolini al Gran Sasso: il carabiniere Giovanni Natale e la guardia forestale Pasquale Vitocco. Poi gli amici scomparsi: Constantin Udroiu, il grande artista rumeno a cui è dedicato il libro e Ludovico Nardecchia con cui l’autore ha condiviso pezzi di storia aquilana. E come non citare il tratteggio di Mons. Orlando Antonini e del suo pensiero per L’Aquila della ricostruzione e del domani, oppure le riflessioni di Mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e frequente ospite della comunità di Paganica, sulla gioia di vivere nella letizia della condivisione. Infine e non ultimo il grande drammaturgo Mario Fratti, mentore dell’Abruzzo e dell’Aquila nel mondo, le pagine a lui dedicate risplendono di amicizia e di amore.

CONOSCENZA E SAPIENZA

Percorrendo le strade del Belpaese tra minuscoli borghi quasi dipinti da maestri del Rinascimento e città dalle bellezze nascoste, mentre i raggi del sole fanno scintillare le onde del mare e dei laghi “trapuntati di vele”, o si poggiano sui declivi delle colline e illuminano le alte vette, la penna dell’autore offre al lettore un susseguirsi continuo di meraviglie, un connubio inseparabile di arte, cultura, spiritualità, gastronomia, tradizioni. Conoscenza e sapienza sono l’inchiostro a cui Palmerini attinge per ogni sosta o passaggio del suo viaggio che inizia sul magazine i-Italy NY 2016, primo servizio sulle regioni italiane per interessare i lettori americani alle meraviglie del Belpaese. Solo la lettura può dare l’idea di come l’autore alimenta il suo percorso. Le prime immagini sono dedicate alla sua regione: “[…] scrigno inesauribile di tesori d’arte, d’antiche tradizioni ricche di suggestione, d’una grande varietà di sapori […], ricco di boschi è l’Abruzzo, incontaminata la natura […], lo raccontano in pagine stupende letterati e viaggiatori […], dalle dritte pareti del Gran Sasso […], agli altipiani […], dagli incantevoli borghi […], alle meravigliose città d’arte, dai laghi alle mutevolezze delle colline […], dalle ampie spiagge di sabbia dorata alle scogliere della verde costa dei trabocchi dove il mare diventa verde smeraldo […]. Fin dall’Età del bronzo l’Abruzzo racconta una storia di valore […]”.

Il viaggio continua, con una molteplicità di servizi, giù lungo il Tratturo Magno dove un tempo le greggi di pecore transumanti scendevano verso il Tavoliere, terra degli antichi Dauni. Un susseguirsi di immagini visive, lampi di luce per spazi culturali, ogni sosta un frammento: il Promontorio del Gargano che “imperla” la costa di pertugi e insenature rocciose, la costa “trapuntata” di borghi dalle antiche civiltà, Mattinata, Rodi Garganico, Peschici, Vieste e all’interno San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo, luoghi di pellegrinaggi e di spiritualità.

Poi il Salento: Metaponto “dal mare di perla”, Taranto “città ricca di storia”, “colori e odori intensi dove la madre natura declina le sue copiose possibilità”, “il Salento una cornucopia feconda di bellezze, sapori, tradizioni, arte, e storia millenaria”. E ancora: Nardò, Galatone […]. E come non citare le pagine dedicate alla Basilicata: Matera “una straordinaria visione da imponente presepe”, Melfi con il Castello normanno dai geometrici e possenti bastioni, Potenza “città altera della sua antica storia” e Bernalda con i suoi ricordi.

Ancora più giù verso lo Ionio blu e turchese, la Calabria dai luoghi vecchi di storia e di arte, terra di antiche dominazioni dagli Achei agli Aragonesi nel corso dei secoli: la pianura di Sibari, Corignano e Rossano Calabro, Cirò Marina e Crotone e ancora […]. Poi in un altro viaggio ecco il lago di Garda “gagliardo, azzurro, intenso” e lì è Catullo cantore della bellezza del luogo con i suoi versi d’amore per Lesbia, poi Desenzano, Gardone Riviera e il Vittoriale con d’Annunzio il Vate d’Italia.    Ma tante altre sono le località nelle quali conoscenza e sapienza entrano per lasciare ampie tracce dei viaggi del nostro autore.

VICENDE UMANE

Le vicende umane guidano gli itinerari del nostro autore. Non ci sono confini, le ali per andare in ogni parte e in ogni luogo. Palmerini ritrova le amicizie fraterne in ogni angolo del mondo, dissemina cultura e conoscenza lungo i percorsi, approda nei lidi dove è chiamato per la sua persona, per avvenimenti da celebrare, per tragedie da ricordare. L’Ambasciatore dell’Abruzzo nel mondo varca l’oceano e i reportage dagli States con le intense giornate descritte danno la misura di quest’impegno: incontri con le comunità italiane, interviste a personaggi di rilievo, conferenze richieste e rilasciate, incontri culturali, partecipazione al Columbus Day e tanto altro ancora. Giorni e giorni di percorrenza: “Un cielo terso” lo accompagna, “un’enorme luna piena” lo saluta.

Goffredo Palmerini

Goffredo Palmerini

Difficile è la scelta nel seguire i diversi percorsi, ma su di uno è necessario riflettere: Mons e Marcinelle nella ricorrenza del 60° anniversario della tragedia nella miniera di carbone di Bois du Cazier dove 262 persone di cui 136 immigrati italiani trovarono la morte a causa di un incendio nel mattino dell’8 agosto 1956. Tutto è annotato. Mons, città belga che annuncia i luoghi della tragedia e della memoria “Mi piace annusarla questa città” narrata nei suoi luoghi e nella sua storia, la commemorazione presso il Centro culturale italiano di Hornu con i maggiori rappresentanti istituzionali e Goffredo Palmerini in qualità di Presidente dell’Osservatorio Regionale dell’Emigrazione dell’Abruzzo, infine Marcinelle con l’omaggio davanti al monumento della memoria. Qui, dopo Marcinelle, vogliamo chiudere con le stesse parole dell’autore: “L’Italia contemporanea ha una scarsa ed epidermica conoscenza del fenomeno migratorio … c’è bisogno che le due Italie si conoscano e si riconoscono” e aggiungiamo: anche per non dimenticare.

*Saggista e critico letterario

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