“Le radici e le ali”. Un libro ottimista, scritto per suscitare speranze positive.

21 Aprile 2016
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Goffredo Palmerini – Le radici e le ali – L’Aquila, One Group Edizioni, 2016

 cover Le radici e le ali     “Le radici e le ali”, il volume che ci propone Goffredo Palmerini, sottotitola: “Storie, curiosità e annotazioni sulla più bella Italia del mondo”: una bella promessa, in questi tempi di generale apprensione. Tutti ci chiediamo: “Siamo sull’orlo dell’abisso, vicini a esserne inghiottiti, oppure, ancora una volta, ce la faremo? Questo libro vuole dirci che sì, ce la faremo. Perché è un libro ottimista, scritto per suscitare speranze positive. E per suscitarle, queste speranze, c’è la narrazione dei fatti, ci sono i documenti, le testimonianze di prima mano. Ogni narrazione della storia dovrebbe nascere così: dall’analisi immediata della realtà vissuta, prima che questa sia data in pasto alle cronache tendenziose, prima che diventi gossip o salotto letterario.

      Le testimonianze hanno un filo rosso che le percorre tutte: l’emigrazione, un fenomeno che noi Italiani abbiamo conosciuto, col suo volto più duro, in un’epoca che non è ancora remota; oggi conosciamo l’altra faccia della medaglia: il fenomeno dall’immigrazione, verso il quale noi Italiani ci volgiamo con particolare consapevolezza. A pag.25 incontro un argomento che mi interessa particolarmente: “Il Museo regionale dell’Emigrante, sorto a Introdacqua, paese natale di Pascal D’Angelo”. Due parole che mi affascinano: un museo e uno scrittore; un richiamo forte; spero di poterci andare. Segue l’illustrazione di un progetto bellissimo: quello dell’architetto Barnaby Gunning, che propone (pag34), per L’Aquila, distrutta dal terremoto, “la ricostruzione virtuale in 3D”, una sfida della tecnologia e dell’umana intelligenza contro la forza della natura che alla città ha voluto mostrare il suo volto peggiore.

      Interessanti anche le pagine (59/60) che rievocano un convegno, tenutosi a Fontecchio (L’Aquila) nel luglio del 2013, sui motivi che portarono alla grande emigrazione degli Abruzzesi. Il problema viene quindi affrontato nell’ottica dell’emigrazione pugliese: un progetto che si intitola “Ospitalità: dalla terra dei Messapi al Salento” (pag.71/84), che si svolge “nel segno di una nuova, antica humanitas, ancora tutta da vivere e da riscoprire”. Ho molti amici pugliesi e so che, se fanno un progetto, lo portano a termine, anche col sacrificio, secondo i loro costumi onesti e orgogliosi, capaci di coniugare al meglio l’ideale e la concretezza, il sogno e la sua realizzazione nel vero.

      Si torna ancora a parlare della Puglia, a pag.149, a proposito della presentazione dell’iniziativa “L’Aquila + Taranto. Insieme. Oltre la notte”. Quattro pagine dure (e, purtroppo, necessarie (pag.159/162), in risposta alle critiche del Presidente Chiodi alle “gite” del CRAM: non siamo in un Regime, dove chi sta in alto può fare impunemente qualunque errore, e chi ha meno potere deve solo “ubbidir tacendo”: anche spesso si sopporta (per senso civico, per carità, per semplice buona educazione) è bene che, qualche volta, si parli. Interessante la segnalazione (pag.241) dell’esistenza di un “Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo”: un’opera di grande interesse, in cui sarà possibile a chiunque orientarsi nell’immensa geografia della nostra emigrazione, un panorama di lontananze e di dolore, ma anche di forza, di coraggio, di resistenza.

 

Anna Ventura

 

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