Dalle lezioni dell’Aquila a Matera. Vittorio Storaro, mago della Luce nella città dei Sassi, patrimonio dell’umanità

25 Marzo 2014
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di Domenico Logozzo *

 “Sono disponibile per progetti sulla luce a Matera come ho fatto a L’Aquila”. Vittorio Storaro, il maestro del cinema potrebbe ripetere la magica esperienza abruzzese anche nella città dei Sassi. E’ rimasto affascinato da Matera che “è un’opera d’arte”, ha detto. Aggiungendo: ”L’Italia intera è un grande museo a cielo aperto. Se solo i politici lo capissero: in questo Paese di cultura non solo si potrebbe mangiare ma vivere”. Le luci del vincitore di tre Oscar potrebbero dunque ulteriormente impreziosire Matera che aspira alla nomina di Capitale Europea della Cultura 2019. Storaro, definito nei lontani anni Ottanta “re della fotografia in film”, diceva: ”Sono un violino, suono con la luce“. E la sua luce è pronta ad accendersi sui Sassi. Ne ha parlato nel corso del seminario Emozioni di luce, presentando il libro “L’arte della cinematografia”, omaggio ai 150 fotografi che hanno fatto la storia del cinema. Una lunga lezione. Ha consigliato ai giovani che affollavano la sala: “Bisogna prepararsi bene e bisogna studiare sempre”. Lui che allo studio ci ha tenuto sempre .

E a L’Aquila nei primi anni Ottanta è stato tra gli “illuminati” che hanno dato via ad una inedita esperienza di cultura cinematografica che purtroppo oggi sta vivendo una situazione molto difficile. In una intervista a Guido Alterocca del quotidiano La Stampa, Storaro nel 1988 diceva: ”Se uno vuol fare lo scrittore frequenta Lettere, ma se io voglio occuparmi di audiovisivi dove studio? Per questo motivo sono stato tra i fondatori, quattro anni fa, dell’Accademia per le Arti e le Scienze dell’Immagine all’Aquila, la prima Università di questo tipo. Ci insegno, tengo un corso intitolato proprio “Scrivere con la luce”. La mia aspirazione è far sì che i giovani abbiano una preparazione a più facce, ricca di stimoli. Ho ben presente quel che ho studiato io, anche al Centro Sperimentale: mi è stato insegnato il mestiere, etichettato ancora con le vecchia formula di direttore della fotografia, ma nessuno mi ha educato a conoscere la differenza tra Mozart e Beethoven, tra Pavese e Faulkner, tra Platone e Aristotele. Mi hanno trasmesso una tecnica cieca, senza cultura. Mi sono sentito ignorante… Mi ha spinto papà a studiare fotografia. Era proiezionista della Lux Film, proiettava i film in una saletta della casa di produzione. Il suo sogno, di realizzare lui quelle immagini che faceva soltanto scorrere, lo ha proiettato su di me. Da bambino mi sedevo sullo sgabellone accanto a lui e lì ho cominciato a vivere l’incantesimo del cinematografo, il fascio di luce nel buio, il pulviscolo e i suoni, le voci degli attori. Lì ho cominciato ad avere fantasie sulla pellicola che scorre, sui volti e sui paesaggi che può racchiudere. Mi piaceva guardarmi in giro per avere impressioni, ricordi. Mi sentivo all’interno di un gioco e nello stesso tempo al di fuori, distante. Senza saperlo, coltivavo la visione, la mia vista”.

 “Matera in luce” con Storaro. ”Progetto da approfondire e definire”, commenta con molto interesse il direttore della Lucana Film Commission, Paride Leporace. In un anno di intensa e creativa attività ha fatto ottenere posizioni di prestigio all’ultima nata tra le Film Commission italiane. Illuminare Matera come L’Aquila è una bella idea. Chi ha assistito alla fantastica serata aquilana, come la giornalista Rai Maria Rosaria La Morgia, che è stata anche presidente dell’Istituto Cinematografico “La Lanterna Magica”, oggi racconta: ”Ricordo ancora l’emozione di quando si accesero le luci intorno al Forte Spagnolo e la difficoltà di raccontarla da cronista in un servizio televisivo. Forse ci riuscirono la magia dei colori e le parole di Storaro”. Parlando qualche anno dopo di quell’evento, il direttore della fotografia disse: ”E’ stata una esperienza che ho voluto fare insieme agli studenti del 4° anno dell’Accademia dell’Immagine dell’’Aquila, ove insegno Scrivere con la Luce”. Gli inviati dei grandi giornali italiani e stranieri seguivano con molta attenzione quello che avveniva nel “laboratorio del cinema” dell’Aquila. Ernesto Baldo, sulla Stampa del 24 ottobre 1982, così scriveva:

”Ore 9.30, Aula Magna dell’Università, lezione di luce: in cattedra Vittorio Storaro (due Oscar per la fotografia di Apocalypse now e di Reds). Di fronte sugli scanni, in silenzio per quattro ore, 400-500 studenti. Sono gli allievi della Scuola di cinematografia di Roma, Milano, Parigi, Atene e Bruxelles. “Se il regista è il direttore d’orchestra — sostiene Storaro — il direttore della fotografia è il primo violino. Il cinema è il linguaggio delle immagini che noi scriviamo con la luce”.(…) ”. Il soggiorno aquilano di Storaro si è concluso al Parco del sole (ma il sole c’era e non c’era) nella valle di Collemaggio con una dimostrazione pratica sul “come si può plasmare la luce naturale”. Questa esercitazione ha coinciso con l’ultimo ciak del film “La casa nel parco”, una storia d’amore (attualizzata dalle difficoltà per due giovani di trovare oggi casa) scritta e interpretata da studenti liceali, e fotografata “a singhiozzo” dai maestri della luce succedutisi negli ultimi otto giorni sulla cattedra universitaria dell’Aquila: da Storaro a Garrett Brown (premiato con l’Oscar per “Steadycam” ( la cinepresa mobile da lui inventata), da Romano Albani (direttore della fotografia di Troisi per “Scusate il ritardo”) a Danilo Desideri (sta girando a Roma con Magni “State buoni se potete”), a Luciano Tovoli che proprio in questi giorni ha debuttato in grande stile nella regia con un film interpretato da Marcello Mastroianni, Anouk Aimè e Michel Piccoli”.

 Erano gli anni felici di una città e di una regione tenute in grande considerazione nel mondo della cultura e del cinema internazionale. Ricorda La Morgia che proprio “nell’ottobre del 1982 un inviato di Le Monde cita nello stesso articolo (“Une ville des Abruzzes saisie par les caméras ) il film prodotto dalla struttura programmi della sede Rai abruzzese “Sciopèn”, Leone d’oro a Venezia, e il festival “Una città in cinema”. Un ricordo felice per chi come me ha vissuto entrambe quelle esperienze come giovane programmista – regista della terza rete. Raccontava Louis Marcorelles nel suo articolo dei grandi che avevano trasformato piazze e strade del capoluogo abruzzese in set: Vittorio Storaro, Giuseppe Rotunno, ma c’erano anche Luciano Tovoli e Marcello Gatti, c’era Garrett Brown con la sua steadycam”. Il capoluogo dell’Abruzzo diventava un centro di sperimentazione senza precedenti. Progetti innovativi. Grandi maestri per giovani talenti. L’Aquila fu la prima a raccontare i mestieri del cinema “, sottolinea La Morgia. ”Divenne un punto di riferimento nel mondo per professionisti, studenti e appassionati. Cito ancora Marcorelles: L’idea di base dell’organizzatore, Gabriele Lucci, animatore del cineclub locale e lui stesso cineasta, consiste nel coniugare l’aspetto artistico con la professionalità di tecnici di alto livello”. Dieci anni di Festival, la nascita dell’Istituto Cinematografico “La Lanterna Magica”, poi nel 1995 la fondazione dell’Accademia dell’Immagine. Per anni la presenza costante dei grandi del cinema”.

 E tra i grandi del cinema un ruolo da protagonista l’ha avuto proprio Vittorio Storaro. Amava la città. E la città lo amava, tanto da tributargli il massimo riconoscimento. “Divenne cittadino aquilano” – racconta ancora la giornalista Rai. – Un esercizio di memoria il mio che potrebbe durare a lungo, ma rischierebbe di diventare rimpianto per come il cammino si è interrotto”. Dalla grande gioia alla grande amarezza. Il bel sogno finito male. “Problemi, tanti e di diversa natura, poi cinque anni fa la tragedia del terremoto. Vorrei usare la memoria in senso positivo, penso alle radici che quell’iniziativa ha messo, alla vita che ha generato. Oggi ci sono giovani professionisti in giro per il mondo che si sono formati a L’Aquila, qualcuno come Alessandro Palmerini vede il suo talento riconosciuto anche con prestigiosi riconoscimenti, come il David di Donatello. Ci sono tanti cinefili che rivorrebbero quel festival che aveva favorito il dialogo, l’incontro ben prima che nascessero altri festival che oggi fanno la stessa cosa in altri settori, dalla letteratura alla filosofia. Non passerelle, ma dialogo, scambio di idee e di saperi”. Non tutto è finito. Maria Rosaria La Morgia elogia le positività che ancora ci sono e vanno sostenute: ”Sono rimasti i giovani che continuano a lavorare nel mondo del cinema a L’Aquila e la straordinaria Cineteca dell’Istituto Cinematografico. Dopo il terremoto del 2009 la Lanterna Magica ha ripreso il suo lavoro, forte di un passato che apre la strada per nuove sfide”.

 *già Caporedattore del TGR Rai 

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