GIORNATA DELLA MEMORIA – 27 GENNAIO

25 Gennaio 2012
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L’Istituto Abruzzese per la Storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea celebrerà
il “Giorno della Memoria”  venerdì 27 a L’Aquila, alle ore 9,30 presso la sala “Sericchi” della Carispaq (via Pescara).
 In tale occasione ci sarà l’incontro con Alberto Mieli, deportato ad Auschwitz e  Mauthausen.

Gli studenti del Liceo Musicale, dell’I.I.S. “O. Colecchi”, dell’I.I.S. “Amedeo di Savoia”
racconteranno il loro “Treno per Auschwitz 2011″
e rappresenteranno due racconti di Primo Levi tratti dal “Sistema periodico”.

 

Gentile Direttore,
la celebrazione venerdì 27 del “Giorno della Memoria” offre lo spunto per alcune riflessioni.
Innanzitutto: perchè proprio la Shoah, perchè non altri eventi? Perché “sacralizzare” il 27 gennaio, col rischio di svuotarlo, decontestualizzarlo, banalizzarlo”? Sappiamo che la data scelta, codificata nella legge 20 luglio 2000, n. 211, ha riguardato l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz da parte dei sovietici. E’ una data importante, ma che ha generato un generale equivoco, come se da allora tutto sia finito, quasi come se Auschwitz sia stato un “unicum”, quando i rastrellamenti, le “marce della morte” e i massacri proseguirono dopo (c’erano prigionieri in altri campi ancora nel mese di maggio!), quasi come se vi sia stato solo Auschwitz, e non una rete fittissima di campi, e una striscia ininterrotta di massacri. Si dice “parliamo di questi fatti perché non si ripetano più”: fosse così semplice! Lo stesso si diceva dopo la prima guerra mondiale… Che fare, allora?
La Shoahè stato l’evento spartiacque, non soltanto per il XX secolo, ma anche nell’intera storia dell’umanità: la distruzione di milioni di persone, accomunate da una appartenenza, ha messo in discussione in assoluto i fondamenti della civiltà. Occorre avere chiara comprensione di una storia complessa, che ha radici nel cuore stesso dell’animo umano, e che si è imbevuta, distorcendole, delle teorie nate dall’Illuminismo, dal Romanticismo, dal Darwinismo. Attraverso la Shoah si possono comprendere gli snodi dell’uso e dell’abuso del potere, dei diversi gradi di responsabilità degli individui. Il suo studio  aiuta a meglio comprendere le ramificazioni del pregiudizio, del razzismo, dell’antisemitismo e del ragionamento per stereotipi in qualsiasi società. Aiuta a sviluppare la consapevolezza del valore della diversità in una società pluralista e la sensibilità alle peculiarità delle minoranze. Si deve capire una volta per tutte che non si è trattato di azioni compiute da folli, dei pazzi scatenati, ma che c’è stato un sistema organico, composto di ideologi, di ideatori, di “volenterosi carnefici” . Per la prima volta l’altro è inferiore per motivi scientifici, frutto non di quella razionalità libera (che permette di pensare), ma di quella che non pensa moralmente, in cui non c’è spazio per una coscienza viva della comune umanità: quella che è stata definita “razionalità paranoica” (basata su idee deliranti), che si avvale di una razionalità strumentale (“le fabbriche della morte”). Come ha affermato Zigmund Bauman “Sappiamo di vivere in una società che rese possibile l’olocausto e che non conteneva alcun elemento in grado di impedire il suo verificarsi”. Non
dimentichiamo che il razzismo non viene da antiche barbarie, da lontani retaggi: è la manifestazione della barbarie moderna, perché (ahinoi) risponde a bisogni radicati nella modernità, in cui il disagio colloca le vittime delle discriminazioni in una scala gerarchica. Termini quali ebreo – zingaro – handicappato – omosessuale sono usati nel linguaggio collettivo con significato negativo o come epiteto offensivo. Recenti fatti in Italia (Firenze, Torino), all’estero (Ungheria, Francia, Svezia), il negazionismo, fanno capire che la soglia di attenzione deve rimanere alta. La ragione e le risorse dell’intelligenza devono essere usate; si deve usare il diritto all’ingerenza, perché non si può, non si deve restare silenziosi, inerti, indifferenti. Così, partendo dalla lezione complessa della Shoah, il “Giorno della Memoria” non sarà un temporaneo contenitore emozionale.

 

David Adacher – Istituto Abruzzese per la Storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea

 

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