IL GOVERNO PENSA DAVVERO ALLE PENSIONI DEI NOSTRI FIGLI?

13 ottobre 2019
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di Alessandro Monaco. Tratto da Tradizione Militare. N°8 settembre – ottobre 2019.

  1. Premessa

Il Governo, lo scorso anno, dopo appena 2 mesi dal suo insediamento, in piena calura estiva ed approfittando della scarsa attenzione degli italiani nel periodo delle ferie, aveva presentato l’ormai famoso ddl D’UVA – MOLINARI, riguardante il taglio alle cd “pensioni d’oro”, progetto giacobino da cui scaturì lo specifico e noto provvedimento inserito a fine anno nella legge finanziaria che ha avuto pratica attuazione soltanto lo scorso mese di giugno, ovviamente dopo le elezioni europee.

Diversi mesi passati a parlare di tale nefandezza il cui unico scopo è stato quello di additare le masse e additare al pubblico ludibrio chi, dopo una vita interamente dedicata al bene del Paese ed avendo versato all’Ente Previdenziale tutte le previste ritenute, aveva il diritto ad una pensione senz’altro commisurata alla propria storia stipendiale ed alle ritenute versate.

Ma cosa si è fatto per migliorare le prospettive pensionistiche dei nostri figli? N I E N T E!

  1. Il fondo pensioni

La responsabile della Difesa si è accorta, ad esempio, che il comparto Difesa e Sicurezza è l’unico, tra il pubblico impiego, a non avere ancora uno specifico Fondo Pensioni?

Sì, dopo 24 anni dalla previsione di legge e dopo 14 anni dalla norma che disciplina le forme pensionistiche complementari, non c’è ancora la volontà politica di istituire un fondo pensioni che senz’altro contribuirebbe a migliorare le aspettative pensionistiche di tutto il personale, ma in particolare di quello economicamente meno agiato. Certamente è più facile parlare del progetto “caserme verdi”, oppure di qualche decina di immigrati, ma NESSUNO pensa al futuro pensionistico di quei Servitori dello Stato che invece tutti, SOLTANTO A PAROLE, dicono di voler tutelare. Perché non dare attuazione ad una legge del 1995 ed istituire il tanto agognato specifico fondo pensioni?

Gli anni passano, gli italiani sono chiamati a dare la caccia ai  “ parassiti sociali “ e con il trascorrere del tempo sarà sempre più difficile intervenire per modificare il futuro pensionistico dei lavoratori trentenni/quarantenni.

Tutti gli esperti, tra i quali in primis il Prof. Brambilla, sono concordi nell’indicare che i giovani debbano essere incentivati ad aderire ai fondi pensione perché soltanto così potranno avere un’ulteriore pensione che integrerà quella erogata dall’INPS, ma i responsabili non hanno avuto tempo per pensare a ciò perché sono alla ricerca spasmodica di qualche altro slogan che magari farà guadagnare loro un altro pugno di voti.

  1. La deducibilità

Entrando poi nello specifico, qualcuno si è mai accorto che le attuali norme statuenti la DEDUCIBILITA’ dal reddito degli importi versati per le pensioni integrative, di fatto, agevolano maggiormente chi ha un reddito più elevato?

Tutto ciò semplicemente perché la deducibilità comporta un risparmio fiscale proporzionato alla propria aliquota IRPeF massima e pertanto sarà minore (pari al 23 o 27% di quanto versato) per i giovani e le classi meno agiate e quasi il doppio per i redditi più elevati (43% ).

Quindi ad esempio, posto che l’importo annuo massimo deducibile sia pari ad € 5.164, un giovane Volontario/Agente ha diritto ad un risparmio fiscale massimo di circa € 1.400, mentre un Dirigente, con una carriera ed un reddito già consolidati, risparmia circa € 2.220 all’anno.

Quindi, in sintesi, attualmente la legge dà alle classi più agiate un incentivo fiscale pari quasi al doppio di quello previsto per le classi disagiate o più in generale per i giovani. Così si incentivano i giovani a stipulare una pensione integrativa?

Ecco che allora se si volesse pensare realmente alle pensioni dei nostri figli, anziché perdere mesi a parlare delle pensioni di pochi italiani, si dovrebbe aprire un serio dibattito su questi argomenti e si potrebbe, con una semplice norma, prevedere che gli importi versati a favore delle pensioni integrative siano DETRAIBILI dall’IRPeF e non più DEDUCIBILI dal reddito, contemplando ad esempio una detraibilità del 40% per i redditi fino a € 20.000 annui e poi a decrescere fino ad arrivare ad un 15% per i redditi più elevati.

  1. Importanza dei fondi pensione

 Perché poi i fondi pensione sono così importanti?

Perché se l’interessato versa l’1% del proprio reddito sul fondo, il datore di lavoro, nel nostro caso lo Stato, ne versa altrettanto e quindi al lavoratore si raddoppiano gli importi versati e sulla quota a proprio carico beneficia degli incentivi fiscali. Quindi, ad esempio, se il lavoratore versasse € 100, lo Stato altri 100, il fondo pensioni si accrescerebbe di € 200 mensili, ma a fine anno, con una previsione di una detraibilità del 40% avrebbe un conguaglio fiscale pari ad € 40 mensili; quindi a fronte di una spesa di € 60 mensili avrebbe un aumento del fondo di € 200. Oltre a ciò, vi sarebbe poi la possibilità di dedicare una parte delle somme versate per la cd “buonuscita“ al predetto fondo, incrementandolo ulteriormente e dando, pertanto, la possibilità a ciascuno di “ cucirsi addosso “ la propria pensione, operando le giuste scelte.

Ma ecco che all’orizzonte appare il Presidente dell’INPS, che propone di poter far versare, direttamente all’INPS, le quote dei lavoratori destinate alle pensioni integrative, creando degli specifici fondi pensioni gestiti direttamente dal predetto Istituto.

Quindi, le ultime gocce del sangue dei nostri giovani servirebbero ad alimentare anche taluni provvedimenti governativi di dubbia efficacia perché in Italia la PREVIDENZA (pensioni) e l’ASSISTENZA (le giuste indennità per chi perde il lavoro, per chi è ammalato, per chi è in maternità ecc.) sono gestite entrambe dall’INPS senza però che siano tenute due contabilità separate e distinte; tutto ciò, avvalorato dalle resistenze di tutti i Governi nel non voler procedere ad una separazione delle gestioni, fa sorgere il dubbio, come sostenuto da diversi studiosi, che la contabilità delle nostre pensioni sia in attivo ma entra in crisi nel momento in cui deve sostenere quella relativa all’assistenza.

E che fine farebbero i risparmi dei nostri ragazzi se il nostro amato Paese, a causa di un aggravarsi della crisi finanziaria, dovesse andare in default? Infatti, in tale malaugurata ipotesi, lo Stato, oltre a non poter più pagare le pensioni ordinarie, non pagherebbe neanche quelle integrative, che, invece, se gestite da fondi privati, come avviene adesso, sarebbero salve.

  1. Conclusioni

Vi è la volontà di risolvere i problemi, magari con semplici misure, oppure vi è più la propensione a non farlo per scelte elettorali ?

Vogliamo impegnarci noi dell’ANUPSA a tenere delle relazioni illustrative presso i Reparti al fine di spiegare la materia ai giovani militari e svegliare le loro e forse anche le nostre assopite coscienze ?

Non è forse anche questa una battaglia che merita il nostro impegno come abbiamo già meritoriamente dimostrato di saper fare, in altre circostanze?

Non sarebbe “un bel bigliettino da visita” per farci conoscere ed un’attività senz’altro condotta nel solco del proselitismo, a cui ci ha più volte richiamati, con lungimiranza, il nostro Presidente Nazionale?

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