Gioiosa Jonica, le belle lezioni del Maestro Argirò e quel “Sogno di una bimba” di 65 anni fa.

12 Marzo 2017
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di Domenico Logozzo *

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Una scena della rappresentazione teatrale “Il sogno di una bimba” del Maestro Vincenzo Argirò

GIOIOSA JONICA (Reggio Calabria) – Gioiosa Jonica è stata sempre all’avanguardia nel campo dell’istruzione scolastica, grazie a Maestri illuminati e ad amministratori comunali che sapevano guardare lontano. Belle lezioni del passato che è bene conoscere e ricordare. Servono oggi. Serviranno domani. Per un presente con minori angosce. Per costruire un futuro migliore. Nei giorni in cui ci si interroga sul malessere sociale, sui drammi dei giovani, sull’incapacità di capire e prevenire certi drammatici episodi, è opportuno fermarsi e riflettere. Seriamente. E proporre azioni positive. Più certezze. Per combattere il “mal di vivere”, promuovere la “gioia di vivere”, di sognare, di saper sognare! La scuola ha un ruolo molto importante. E bisogna riconoscere che a Gioiosa Jonica si è lavorato con molta serietà ed impegno, grazie a dirigenti scolastici e docenti molto preparati ed attenti.

Il miglioramento sociale e culturale deve avvenire con la partecipazione di tutti. Ognuno deve fare la parte che gli compete. Senza ambiguità. I problemi ci sono. E debbono essere affrontati. Non voltarsi dall’altra parte. Non pensare che “sono affari degli altri”. Il “noi” ritorni a prevalere sull’egoistico “io”. I pessimisti ad oltranza, per partito preso, debbono essere emarginati, sconfitti dall’ottimismo della volontà di chi crede nello sviluppo corretto. E lotta. E si sacrifica. E sogna. E realizza. E’ possibile realizzare anche i sogni ritenuti impossibili. Basta crederci. Basta volerlo. Fino in fondo.

Nei momenti più complicati i sogni aiutano. Eccome. Un tuffo nel passato. I primissimi anni Cinquanta. Gli anni della ricostruzione, dell’emigrazione di massa. Tanta miseria. Tanta dispersione scolastica. In Calabria l’analfabetismo era a livelli altissimi: il 32%! Ma era anche altissimo l’impegno di preparatissimi Maestri elementari per eliminare la triste realtà che poneva i calabresi anche in cima alla classifica degli analfabeti d’ Italia. Maestri che consideravano l’insegnamento una missione. E con pazienza svolgevano il difficilissimo compito. Piano piano le e cose miglioravano, perché c’erano appunto Maestri che credevano in quello che facevano e che sognavano un futuro senza più analfabeti in Calabria e che sapevano far sognare i ragazzi.

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Vincenzo Agirò

Responsabilizzavano e coinvolgevano i ragazzi e le loro le famiglie. Come per esempio viene evidenziato dalla piena riuscita di una iniziativa che si è svolta nel 1952 proprio a Gioiosa Jonica, in occasione della Festa della Scuola. In effetti era già tanto avanti Gioiosa rispetto ad altre e più privilegiate realtà territoriali della provincia di Reggio e dell’intera Calabria. Vantava oltre alle elementari anche un’avviatissima Scuola di Avviamento Professionale ed una molto quotata Scuola Media Comunale. C’era sì grande attenzione per l’istruzione. C’era realmente un vivace fermento culturale, che veniva dalla fine dell’Ottocento: dal caffè letterario a due cinema-teatro in forte concorrenza tra di loro. Le compagnie teatrali italiane più importanti inserivano il centro della Vallata del Torbido tra gli appuntamenti fissi e allora la programmazione cinematografica era di vera eccellenza.

Qualche settimana fa, passeggiando in piazza a Gioiosa Jonica con il commercialista Mario Coluccio, i nostri discorsi, come frequentemente avviene tra vecchi amici, sono scivolati nel lontano passato. E guardando la programmazione del vicino Supercinema, Mario mi dice: “Mimmo, sai che ho una foto di quando negli Anni Cinquanta su quel palcoscenico ho partecipato ad una recita scolastica con mia sorella Alba? E’ stata una bella esperienza. Ci siamo impegnati tanto, c’era grande entusiasmo. Coinvolto tutto il paese per merito dell’indimenticabile Maestro Vincenzo Argirò. Ho conservato anche la locandina di quell’evento”.

Mi dimostro subito curioso e interessato. Perché ho sempre ritenuto che è bene far conoscere alle nuove generazioni le cose buone che si sono svolte in passato. Per stimolare nuovi interessi. Si dice spesso che senza memoria non c’è futuro. Bisogna scrivere per ricordare e per mostrare il volto prezioso e non sempre sufficientemente valorizzato della stessa Gioiosa Jonica. Gente perbene, donne e uomini di cultura che si davano da fare. E facevano bene. Per il bene comune. Chiedo perciò a Mario di farmi vedere tutto quello che ha e di raccontarmi quell’esperienza. Mi accompagna nel suo studio. “Ecco la foto. Qui sono sul palcoscenico con mia sorella Alba. Lei ha interpretato i ruoli di Biancastella e Cenerentola. Io quelli del Principe Azzurro e del Reuccio. Ecco la locandina, con i personaggi e con i nomi di tutti i ragazzi e di tutte le ragazze che hanno partecipato”.

3Leggiamo: Complesso Artistico costituito da alunni delle scuole Elementari e Medie in “Sogno di una bimba”, fantasiosa commedia musicale a sfondo fiabesco di Vincenzo Argirò. Direzione artistica: Bianca Maria Logozzo, Anna Maria Logozzo e Alessandro Rodinò. Piantista Ada Rodinò. E poi all’interno: Spettacolo organizzato per la Festa della Scuola a beneficio del Patronato Scolastico. Martedì 17 giugno 1952”. Oltre a Mario e Alba Coluccio, questi gli altri interpreti: Irma Fuda (Mariella), Gerarda Scannapieco (Nonnina), Teresina Rosolino (Fata Regina), Maria Cotrona (Cappuccetto Rosso), Laura Logozzo e Maria Casamassima “Due scolarette” che figurano anche tra le “Cinque Fatine” con Anna De Martino, Cecilia De Maria e Rita Agostino. A Bruno Pisciuneri (uno dei “Cinque nanetti” con Franco Martora, Franco Simonetti, Pino Lopresti e Salvatore Tropea), erede dello storico Bar Italia, qualche anno prima di morire il maestro Argirò aveva regalato il copione del “Sogno di una bimba” con la dedica anche per la moglie Giuliana di “grande stima e affettuosità”. I ricordi di “una bella festa, coinvolgente”. Tante proposte interessanti e di alto valore. Con l’impegno di illustri uomini di cultura e con temi di grande rilevanza.

Tra i “Numeri fuori programma” da segnalare “L’Europa da rifare” dello scrittore Massimo Rodinò con Gioconda Ferraro, Pinuccio De Martino, Pinuccio Derasmo e Bruno Musitano. Lo stesso Musitano, 9 anni appena, si esibì con il suo violino accompagnato al pianoforte da Ada Rodinò. Ebbe un grande successo. Nonostante la giovane età, era già molto apprezzato. Un esempio di “ragazzo del Sud” che ha conquistato la celebrità con le indubbie doti naturali, con la passione, con lo studio, con i grandissimi sacrifici. Voleva farcela. Ce l’ha fatta. Il sogno l’ha trasformato in realtà, partendo ragazzo da Gioiosa alla conquista del mondo della grande musica. E’ diventato famoso in tutto il mondo. Una brillantissima carriera, purtroppo stroncata prematuramente a 37 anni da un tragico incidente stradale a Ginevra nel 1980. Nel “fuori programma” anche Elia Scannapieco e Libero Loccisano in “Biancospino e l’asino” di Sandro Rodinò, e poi Teresina Pedullà in “Vola colomba”.

“Sogno di una bimba – ricordano Mario e Alba Coluccio – è stata rappresentata, sotto la guida del grande Maestro Vincenzo Argirò, uomo di enorme spessore culturale, morale, umano”. Aveva tanti interessi. La scrittura, la poesia (sulla pagina facebook GIOIOSA IONICA (RC) ottimamente gestita da Luciano Linares, è possibile leggere i suoi bei versi) e la musica”. Eccellente musicista – evidenziano -, suonava magistralmente il violino”. Poi sottolineano che “la rappresentazione metteva in intelligente e affascinante risalto il mondo dei bambini” e che “era ricca di curiosità, in contrapposizione al mondo degli adulti pieno di complicazioni di ogni genere. Un mondo dove raramente c’è posto per le due magiche parole che sono la chiave della felicità: bontà e amore”. Protagonista “una bimba che sogna tutti i personaggi che si incontrano nelle favole e dentro questo mondo semplice e magico, la bimba è felice perché trova proprio bontà e amore”. Una esperienza che ha lasciato segni importanti per questo rivolgono “un grazie di cuore al grande e amato prof. Argirò, che oltre ad essere stato la nostra guida ci ha trasmesso i valori più sani e veri che, non a caso, sono anche le fondamenta della commedia che abbiamo rappresentato”.

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Il commercialista Mario Coluccio con la foto e la locandina della rappresentazione teatrale “Sogno di una bimba” del 17 giugno 1952

Scorrendo le pagine del copione (ben scritto e con una dettagliatissima definizione e descrizione di ruoli e di scene) che il maestro Argirò ha donato a Bruno Pisciuneri e alla moglie Giuliana – “Una persona straordinaria, di grande cultura, un vero signore”, sottolineano oggi, ricordandolo con grande stima – si coglie pienamente il senso della straordinaria lezione di vita contenuta nell’opera del grande educatore ed uomo di cultura gioiosano. Significative le parole conclusive della Nonnina: “Che gioia essere bambini!… Sarebbe veramente bella la vita se il cuore e la mente degli uomini rimanessero sempre puri ed innocenti come quelli dei fanciulli…”.

Messaggio attualissimo: “un mondo felice” con la bontà e l’amore che ci insegnano i bambini. E’ quello che serviva ieri per affrontare e superare la gravissima condizione di abbandono ed emarginazione in cui versava il profondo Sud. E’ quello che serve oggi, 65 anni dopo, per dare ai giovani prospettive diverse, speranze nuove, in una realtà con tanti problemi, tante contraddizioni e purtroppo poche certezze. Il disagio tra le giovani generazioni c’è. Ed è forte. Serve per questo una risposta forte da parte dello Stato, del governo nazionale e di quello regionale. Evitare che altre energie preziose, altri cervelli brillanti imbocchino la strada dell’emigrazione verso zone più fortunate d’Italia o verso Paesi lontani che offrono reali possibilità di lavoro, riconoscendo il merito. Le lezioni dei grandi Maestri come il prof. Vincenzo Argirò, che è stato anche un avveduto amministratore comunale di Gioiosa Jonica, debbono essere rilette attentamente. E valorizzate. Il Maestro Argirò ha tracciato un percorso ben preciso, sul quale continuare a camminare per affermare la cultura dello sviluppo. La bella terra calabrese ha magnifiche radici. Da irrobustire. Felicemente. Perché la vita sia davvero bella, agendo pure quando si è adulti “con la purezza, il cuore e la mente dei fanciulli”, come auspicava la nonnina del “Sogno di una bimba”.

*già Caporedattore TGR Rai

 

 

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