CRISI E FORZE ARMATE

29 Maggio 2012
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Premessa
Citando  lo slogan del Governo  RIGORE – EQUITA’ – CRESCITA  il Ministro della Difesa Ammiraglio Di Paolo lo scorso febbraio ha iniziato ad illustrare alla Commissione Difesa le linee guida di revisione dello strumento militare.
La storia si ripete, già pochi anni dopo la sua costituzione avvenuta nel 1861, l’esercito italiano subiva una prima riforma per merito anche allora di un generale Ministro della Guerra, il generale Ricotti tra il 1870 ed il 1871 pose in atto alcune sostanziali modifiche sia nell’ordinamento che nel reclutamento, tenendo sempre come punto di riferimento il bilancio destinato all’Armata.
Ai primi del 900 ci fu una ulteriore riorganizzazione. A partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta l’ Esercito è stato sottoposto a numerose “ristrutturazioni” che poco sono servite a renderlo più funzionale e maggiormente idoneo alla difesa del Paese.
Alla fine degli anni Settanta la crisi delle Forze Armate, per anni fronteggiata e mascherata con provvedimenti parziali e contingenti, si aggravò. Le spese per il personale, aumentate per il lievitare delle retribuzioni, contribuirono non poco alla diminuzione percentuale delle risorse disponibili per le spese di potenziamento, proprio quando l’aumento del costo dei materiali ne avrebbe richiesto un incremento, fu già allora necessario perciò definire ed attuare uno strumento militare bilanciato, efficiente, effettivamente realizzabile e poi sostenibile con le disponibilità finanziarie di allora. Sicuramente la situazione complessiva odierna impone l’adozione di un complesso di misure rilevanti ed incisive anche nel settore della Difesa . Con il Governo tecnico di Monti si sono venute a creare le condizioni favorevoli per una decisiva riforma del comparto Difesa, infatti la situazione economica è cambiata, le prospettive sono cambiate e alla guida del dicastero c’è un Ammiraglio che conosce a fondo le problematiche attinenti la Difesa e quindi sa dove poter agire senza timori di “perdere voti” .

Evoluzione del quadro geostrategico
Prima d’iniziare una revisione dello strumento militare è essenziale definire con precisione le missioni che deve adempiere, queste scaturiscono dall’individuazione della “minaccia” che discende dallo scenario strategico globale i cui parametri, peraltro  sono completamente mutati dopo  la caduta del muro di Berlino ed il crollo delle Twin Towers . Prima del 1989 la contrapposizione Est/Ovest presentava una minaccia di chiara provenienza e di portata quantitativa e qualitativa definibile con apprezzabile esattezza. Oggi il quadro geostrategico si caratterizza per una elevata fluidità. Ci sono vari fattori che stanno cambiando ed hanno cambiato il quadro strategico, il primo dei quali è il mutare degli equilibri per l’emergere di nuovi attori globali come Cina, India, Brasile e altri. Il secondo fattore è l’elevata instabilità globale che emerge dai nuovi rischi: la minaccia terroristica, la proliferazione delle armi di distruzione di massa e dei loro vettori balistici, la libertà di accesso a quelli che comunemente si chiamano i beni comuni, e cioè gli spazi marittimi e aerei e lo spazio cibernetico. Il terzo elemento è rappresentato dalla velocità con cui tutto questo cambia, velocità che nel passato non abbiamo conosciuto e che quindi richiede anche risposte più rapide.  Un altro elemento di novità è rappresentato dalla revisione, annunciata dagli Stati Uniti, della loro strategia di difesa. Oggi la difesa dell’Italia e degli italiani si fa non solo e non tanto sulle frontiere – quelle che una volta si chiamavano le “sacre frontiere della Patria”-, quanto piuttosto a distanza, là dove le crisi, i rischi, le emergenze e le minacce nascono, si manifestano e si alimentano.  Da questo scenario discendono i requisiti  che dovrebbero avere le Forze Armate italiane,  cioè essere pienamente interoperabili ed interagibili con quelle degli alleati, quindi tecnologicamente avanzate, proiettabili,  cioè in grado di svolgere missioni all’estero, sostenibili ed in grado di operare a livello interforze. Sono in effetti requisiti da anni auspicati ma per ragioni per lo più finanziarie mai raggiunti.

Gli obiettivi ed il programma
Pertanto la riforma delle Forze Armate portata avanti dall’Ammiraglio Di Paola ha come obiettivo complessivo quello di riportare in equilibrio lo strumento, in coerenza con le risorse disponibili, ridurre cioè le dimensioni strutturali delle Forze Armate, orientandole verso una condizione di sostenibilità e di efficacia operativa. Ottenere questo risultato significa ridurre il personale e recuperare le risorse, che è l’unica strada percorribile . Il dimensionamento attuale dello strumento militare, stando alla legge n. 331 del 2000, era di 190.000 militari e di 30.000 civili. La realtà oggi è di 183.000 militari e 30.000 civili. Per ricondurre, o per orientare, lo strumento verso un bilanciamento più virtuoso, sarànecessario scendere, secondo i dati forniti dal Ministro, progressivamente, verso 150.000 militari e 20.000 civili, con una riduzione di 43.000 unità (33.000 militari e 10.000 civili), pari circa al 20 per cento della dimensione attuale.  Al fine di calibrare le dimensioni si dovrà agire su due i parametri: gli ingressi e le uscite del personale. Quindi il primo obiettivo del programma di riforma è di recuperare le risorse dal settore del personale e riversarle primariamente sul settore dell’operatività; ma è necessario contestualmente ridurre anche le strutture centrali e periferiche e accorpare le varie filiere (settori in cui è diviso il comparto Difesa) che oggi sono separate e distribuite sul territorio.  Per la componente terrestre, si ridurranno le brigate di manovra da undici a nove,  si ridurranno la linea dei mezzi pesanti, carri e blindo, la linea degli elicotteri e un numero significativo di unità per il supporto al combattimento (unità di artiglieria e logistiche). Anche la presenza militare in Abruzzo verrà rivista in un’ottica di riduzione, ma ora è difficile avanzare delle ipotesi, che possono poi risultare infondate. Per la componente marittima si contrarranno le linee delle unità di altura e costiere, i pattugliatori per esempio si ridurranno da 18 a 10, dei cacciamine e dei sommergibili, da 6 a 4. Per la componente aeronautica si contrarranno le linee degli aeromobili per la difesa aerea e dei velivoli della linea aerotattica. In sintesi le forze armate dovrebbero schierare 90 mila militari nell’Esercito ( 17mila in meno rispetto a oggi), 27mila in Marina (7 mila in meno) e 34 mila in Aeronautica (10 mila in meno) entro i prossimi dieci anni .Non si tratta però soltanto di ridurre lo strumento, ma anche di aumentare la qualità che diventa il terzo target. Quindi, per la crescita qualitativa e tecnologica dello strumento si procederà, sempre contestualmente alle riduzioni, a migliorare la componente C4I (comando e controllo, comunicazioni, computer, informazioni) e si investirà sulle forze speciali, che sono elementi importanti dei nuovi scenari. Inoltre verrà incrementata la difesa cibernetica, verranno destinati dei fondi per digitalizzare le unità di manovra terrestri (nota anche Brigata Terrestre NEC), a modernizzare le linee navali aeree ed elicotteri (perché è vero che ne riduciamo il numero, ma saranno piattaforme di più alta qualità) e a potenziare la capacità ISTAR (Intelligence, surveillance, targeting acquisition and reconnaissance), che sono fondamentali per la situational awareness, cioè per sapere che cosa succede nello spazio sia terrestre che marittimo; si tratta peraltro di potenziare le qualità e capacità che sempre più ci vengono richieste nelle missioni, sia dell’Unione europea che della NATO.

Carlo Luciani

 

 

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