TASSE ALL’AQUILA – Proroga fra speranze e timori

10 Novembre 2011
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Come ci dicevano le nonne, con le buone si ottiene tutto! Anche questa volta L’Aquila ce l’ha fatta mostrando i muscoli, con le rimostranze e la sollevazione di piazza ma il risultato pare conseguito: nel disegno di legge di stabilità è stato inserito un maxiemendamento finalizzato alla proroga della restituzione delle tasse a partire da gennaio 2012 e per il 40% del dovuto. La parola definitiva è rimessa al voto in Senato, voto previsto per venerdì mattina 11 novembre.
Certo, il terremoto aquilano si assomma ad una situazione critica a livello globale. Chiediamo a gran voce lo stesso trattamento riservato in passato ad altre zone “sfortunate” come la nostra, ma gli altri terremoti hanno avuto almeno il pudore di manifestarsi in altri momenti storici, quando si potevano elargire abbuoni e proroghe con una certa disinvoltura, senza eccessivi timori per il futuro.
Oggi, proprio oggi 10 novembre, la situazione è abissalmente differente e non serve spiegare altro.
La vittoria é forse politica, ma sicuramente di piazza, è la vittoria della massa di cittadini aquilani che, causa terremoto, hanno rinverdito un antico e quasi dimenticato attaccamento alla propria Città.
Di orgoglio si tratta, indubbiamente, ma anche di legittima preoccupazione per le proprie tasche: pagare quanto sospeso per due anni significa incidere profondamente sull’intera compagine cittadina, già molto provata, e, a maggior ragione, su quella parte del mondo produttivo aquilano particolarmente in affanno rappresentato dalle PMI del territorio.
Il sistema imprenditoriale italiano é costituito in massima parte di micro e piccole imprese. Per L’Aquila e provincia questo assunto è più vero che altrove. Le difficoltà in cui ci si dibatte sono molteplici, i lacci e lacciuoli ben lungi dal semplificarsi, pesante la componente psicologica fatta di aspettative, che influiscono profondamente sui mercati finanziari, esperienza quotidiana ormai comune a tutti.
La nostra voce, quindi, è stata ascoltata ancora una volta, grazie alla sensibilità di alcuni – pochi, in verità ed alla mobilitazione dei più. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alla nostra L’Aquila.
L’impegno – oggi a quasi tre anni dall’aprile 2009 – è più pesante che nell’immediata emergenza. Tanta gente non rientrerà più nelle proprie vecchie case, molti hanno optato per altre città ed altre sistemazioni, altrettanti restano, pur fra mille ostacoli. Il pagamento delle tasse ed il fantasma della Zona Franca, sorta di miraggio che non trova albergo né concretezza, lacerano le coscienze dibattute fra tiepida speranza e cupo disamoramento. Non parlo di disperazione, ancora non siamo alla disperazione, ma anche per noi – come per l’Italia e per il mondo – si rischia il baratro. Ci sarebbe bisogno, anche per noi o forse a maggior ragione per noi, di un progetto, un quadro d’insieme e delle proposte concrete e strutturali per il futuro.
Questo non è, anzi, siamo appesi ad un filo, al grado d’influenza di questa o quella “eminenza grigia” nei Palazzi del potere per non gettare definitivamente la spugna.
A cadenze periodiche dovremo continuare a mobilitarci, a portare la gente in Piazza, a levare forte la voce per farci ascoltare laddove sarebbe bastato adottare una sola misura definitiva a monte, senza doverci tornare più sopra.
D’altronde si sa, “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri” G. Orwell.

Francesca Bocchi

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