BERSANI – RENZI

3 Dicembre 2012
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Ballottaggio nelle primarie

Finito il ballottaggio delle primarie, infranto un sogno. Il sogno è quello di cambiare la politica, le regole del gioco, quello di portare al Governo del Paese un quarantenne in un’Italia sostanzialmente gerontocratica. Non è stato possibile, la gente dei gazebo non ci ha creduto.

Ha vinto Bersani e, con lui, la prudenza, l’esperienza, forse anche una sorta di strisciante paura del nuovo.

Eppure, la percentuale raggiunta dallo schieramento di Renzi è del 40%, percentuale che si riferisce comunque a persone, ad elettori, a gente che ha deciso di credere in quel sogno e votare di conseguenza. Queste persone non possono essere abbandonate, non può essere abbandonato quel sogno.

Un evidente segno del cambiamento che Renzi rappresenta è stato “il discorso della sconfitta”, il primo ed unico che fino ad oggi la politica italiana sia riuscita ad esprimere.
“Ho perso io”, ci ha tenuto a sottolineare Renzi, non coloro che l’hanno sostenuto e che hanno creduto nella novità che egli rappresenta.

Non è da tutti, non è comune alla politica italiana una tale assunzione di responsabilità in un sistema nel quale, al contrario, la tendenza è quella a scaricare su un indistinto “altro” quanto è imputabile a se stessi.

Non hanno vinto, è senz’altro vero, ma il 40% che sono riusciti a coalizzare non è un piccolo numero né un’indistinta unità. E’ una seconda anima del partito, quella forse più innovativa, sicuramente la più attiva e desiderosa di cambiamento, oggi più che mai necessario, una carica di novità e di energia.

Ora, come ha sottolineato Renzi, tocca a Bersani, tocca a lui il difficile diritto-dovere di guidare il popolo di sinistra al voto, di coinvolgere e convincere il popolo elettorale al di fuori dei gazebo, di rappresentare in modo unitario le varie anime all’interno del PD.

Nel suo discorso, Bersani ha dichiarato di avere due compiti: imprimere al centro-sinistra un “forte profilo di governo e cambiamento” e creare “spazi per la nuova generazione”.

La sfida è grande: solo davvero uniti e “con il linguaggio di verità” si potrà riuscire.

Francesca Bocchi

 

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