L’Unione Europea ha un solo grande problema, quello della mancanza di un’identità, che solo il trascorrere del tempo e la storia possono creare.
E’ un organismo politico a tutti gli effetti, nato dal consenso di tanti europei, ma verso il quale i suoi membri non sentono di appartenere, per cui non riuscirà mai ad avere la sovranità necessaria a decidere, ad esempio, sulla pace o la guerra, decisioni difficili perché riguardano la vita stessa dei suoi cittadini.
Presi singolarmente, i cittadini europei sanno bene cosa vuol dire appartenere al proprio Paese, rispettare le sue leggi e la sua Costituzione. L’Unione Europea, al contrario, manca di una Costituzione che spieghi ai suoi cittadini, quali sono i suoi valori, i suoi principi fondanti, a cui fare riferimento nei momenti di maggiore “empasse”.
Non ha un passato l’Unione Europea e, soffre della mancanza di “identità“ che, per i progressisti, è una parola pericolosa, in quanto capace di instillare il germe del nazionalismo, del suprematismo, del razzismo, per via dell’esclusione dell’altro, del diverso.
In sintesi, la cultura progressista, pur avendo fatto dell’europeismo la propria bandiera ideologica, non smette di stigmatizzare il concetto di identità e si suoi pericolosi effetti.
L’unica cosa che poteva vagamente somigliare ad una identità europea è stato il programma Erasmus che, poco o nulla, è servito a formare una coscienza europea nelle nuove generazioni, e di cui ci si è resi conto solo quando la Russia ha aggredito l’Ucraina e Trump ha rinnegato l’Europa.
La prima condizione, quindi, perché si possa parlare di un vero soggetto politico europeo, operante in tal senso, è che gli stessi europei ne sentano la necessità e lo vogliano, consapevoli di avere tutti un passato comune, un passato che ha significato grandi conquiste dell’ingegno e dello spirito umano.
Grazie all’Europa, alla sua storia, al suo patrimonio spirituale, il mondo intero ha potuto conoscere e far suoi concetti e idee straordinari, come quelli di libertà, eguaglianza, tolleranza ed avvalersi di scoperte scientifiche che hanno avuto il merito di migliorare la vita di molti.
Solamente la consapevolezza della propria comune identità storica, può essere strutturalmente funzionale a fare dell’Unione un vero soggetto politico.
Tutto ciò sarà possibile solo quando l’Europa, i suoi intellettuali, i suoi politici, non avranno più paura della propria identità, del proprio passato e dei grandi valori che esso ci ha lasciato.
Se l’Europa ha un futuro possibile, questo deve iniziare dal suo passato: occorre riappropriarsi di esso. E questo solo la politica è in grado di farlo.
Angela Casilli



