“I PAPI E CELESTINO V”, IL LIBRO “VI” DI ANGELO DE NICOLA… .

30 Luglio 2022
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.di Enrico Cavalli

Copertina

E’stato presentato in libreria “Colacchi”, di recentissimo, il libro “I Papi e Celestino V”(L’Aquila, Onegroup, 2022), di Angelo DeNicola al suo”sesto” lavoro dedicato alla storia e spritualità della Perdonanza.

Se il discorso”scientifico”assegna alla”sperimentazione”una parte importante nel progredimento delle “conoscenze”, ebbene, De Nicola, può vantarsi, ormai, di un ”expertising”, sull’epopea Celestiniana.

 Trattasi di un vero manuale in argomento (comprensivo della prefazione di Giovanna Chiarilli e di un saggio introduttivo di don Luigi Epicopo), minuziosamente, ripercorrente fatti, personaggi, situazioni antiche e postume sul discusso Papa, entro la specola del pensiero che al”morronese”, hanno rivolto 24 papi e un antipapa; una questione di per sé assai complessa, che l’Autore affronta, palesando di quanto Celestino V, sia stato in debite proporzioni un”casus”per la Chiesa.

 In un’unica parola, potremmo affermare che Celestino V ha l’ardire di voler cambiare il mondo offrendo un punto di partenza interessante che è “il cambiamento di noi stessi”.

 Naturalmente, da sottolineare gli approfondimenti sul successore del papa rinunciatario al soglio petrino con buona pace di chi gli attribuisce il ”gran rifiuto”dantesco, il “Sommo”poeta presente alla incoronazione dell’eremita morronese, a Santa Maria di Collemaggio nell’agosto 1294); Bonifacio VIII, se cerca di”annullare”la Bolla“Inter sanctorum solemnia”, salvaguardata dagli Aquilani, non è stato colpevole di alcun“crimine”verso Pietro Angelerio (altra”leggenda”che l’Autore sfata a suon di documenti e studi”medici”anche inediti…), così canonizzato nel 1313 da Clemente V come”Confessore”e non”Martire” come voleva in suo disegno”imperiale”il re Filippo IV il”Bello”re di Francia ed avversario di Benedetto Caetani.

Altresì, nel corso della storia ecclesiastica, interessante scorgere il ruolo di altri pontefici sul tema specifico, sicchè, Celestino V, sarà santificato da Clemente IX nel 1668, invece, nella ”modernità” Leone XIII nel 1896, al VI’ centenario compone un’elegia in latino per ”Petre” e di lì quasi ad un secolo, nel climaterio del Concilio Vaticano II, inizia l a”riabilitazione” di Celestino V, per merito di Paolo VI, che reduce da Fumone, porrà al principio delle Indulgenze, proprio, la Perdonanza Celestiniana, forse, dietro consiglio dell’Arcivescovo aquilano dal 1941-50 e cardinale Carlo Confalonieri (lo zio dell’Arcivescovo di Bologna e porporato Matteo Zuppi che aprì la Porta Santa a Collemaggio nel 2020 ed ora è Presidente della Commissione Episcopale Italiana); se Giovanni Paolo II, nella sua visita aquilana per il centenario della nascita del Santo ”predicatore” Bernardino Da Siena nel 1980, non potè evitare allusioni a Celestino V, molto è da dirsi di Benedetto XVI, autore di un gesto clamoroso nella sua venuta all’Aquila, colpita dal sisma del 6 aprile 2009, perché egli depose il suo pallio sul “cenotafio dell’Eremita”, senza contare che all’ottocentesimo dalla nascita dell’umile frate, in quel di Sulmona, il papa tedesco rilanciava il ”coraggio” del suo lontano predecessore, invero, due situazioni, “profetiche” a tre anni dalla ”rinuncia” di Joseph Ratzinger all’ufficio di Capo del cattolicesimo ed ancora suscettivo di paragoni ed intrecci con chi lo fece il 13 dicembre 1294.

Seguendo il ”leit motiv” del’opera, si giunge al papa ”venuto dalla fine del mondo” che pretese in nome della ”Misericordia” un Giubileo Straordinario alla “periferia del mondo” (a Bangui capitale della Repubblica Centrafricana) nel 2015, e, che sarà il primo pontefice della storia a presiedere l’apertura della Porta Santa (eccezionalmente, in ora antimeridiana): Francesco è in linea a Celestino V che donò l’Indulgenza a tutti senza distinzione, di converso a ciò che era concesso per chi si recava a”liberare”la Terra Santa o alla Porziuncola francescana di Assisi.

 L’edizione n.728 della Perdonanza anche patrimonio Unesco, dunque, nel segno del 192’papa,

che il 2 aprile 2014 , disse “Jemo’nnanzi” (il motto dell’omonima Onlus cittadina) alla comunità dell’Aquila, tanto consapevole che i propri destini sociali sono stati legati rito dell’Indulgenza nei secoli.

Molto ancora sarebbe da comprendere, dell’ultima fatica editoriale di Angelo De Nicola, ad esempio, sulla liceità canonica delle dimissioni di un pontefice, tuttavia, questo è un compito che spetta ai “lettori” e che saranno numerosi…

Angelo De Nicola

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