CELEBRATA LA FESTA DEL MARE, CON IL MARE NOSTRUM CHE LANCIA UN SOS: IL MEDITERRANEO E’ MALATO.  LA MARINA MILITARE GIOCA UN RUOLO CENTRALE MA…… 

14 luglio 2020
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di Salvo Consoli

cp13 luglio 2020 . Lo scorso 8 luglio si è celebrata la festa del mare, una ricorrenza mondiale per il mar Mediterraneo  come Mare di pace che abbraccia tutti i popoli che vi si affacciano, dedicata a tutti i caduti del mare, alla luce delle mutate condizioni geopolitiche. Ricorrenza inoltre utile per fare il punto sullo stato di salute delle acque, considerando che la nostra vita dipende dal Mare Nostrum, un concentrato unico al mondo per biodiversità, ma anche per storia, cultura, e unicità di paesaggi.

I romani che cosi lo chiamavano, avevano ben compreso l’importanza del Mediterraneo come risorsa di inestimabile valore da difendere e proteggere per la sua collocazione geografica che abbraccia Europa, Asia e Africa ed è al centro di sviluppo,economia e traffici mercantili. Oggi il quadro non è per nulla mutato e si è aggiunto il fronte inquinamento, sfruttamento delle risorse ittiche e riscaldamento globale.

Con il decreto legislativo n. 228 del 2017 che introduce la revisione e integrazione del Codice della nautica da diporto è stata istituita la giornata nazionale del mare e della cultura marinara per sensibilizzare l’importanza del mare come risorsa unica di sviluppo sociale, culturale, scientifica, economica, ricreativa e di sopravvivenza alimentare e ambientale.

ct mmLa Marina militare con i suoi mezzi navali e con il corpo delle Capitanerie di porto è impegnata alla salvaguardia del risorse marine, alla vigilanza del traffico mercantile, alla ricerca e soccorso (SAR), alla sicurezza della navigazione, alla difesa del sistema ecomarino, del patrimonio ittico e faunistico, e di tutte le attività economiche che si svolgono sul mare con il concorso di altre forze di polizia. Attualmente il Corpo delle Capitanerie di porto è presente lungo le coste della penisola con una serie di comandi che sono in grado di intervenire tempestivamente per ogni emergenza ambientale, controllando 8.000 chilometri di coste, 25 porti internazionali e 80 nazionali. Oltre alla Marina Militare collaborano altre forze come la Guardia di Finanza, la Forestale delle regioni a statuto speciale, la Protezione civile, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri, la Polizia di Stato e le Polizie locali, talvolta anche le associazioni di volontariato. Tutte forze in campo che devono essere coordinate efficientemente.

INQUINAMENTO MARINO. Il Mediterraneo con una superficie totale di 2,5 milioni di km2 raccoglie inquinamenti liquidi che lo popolano e arrivano secondo alcuni studi a più di 10 grammi per litro, la plastica che galleggia danneggia la fauna marina e anche gli uccelli che la scambiano per cibo mentre i veleni in fondo al mare arrivano ad una densità di circa 2000 oggetti per km2.

L’inquinamento ha oramai raggiunto livelli veramente alti da sostanze radioattive, chimiche, spazzatura galleggiante, plastica, idrocarburi e altre sostanze inquinanti. Tanti veleni a volte invisibili ma assai dannosi per la salute dell’ecosistema marino e dell’uomo, dalle coste orientali allo stretto di Gibilterra per un perimento che lambisce tre continenti: Africa, Asia ed Europa, con i suoi 46.000 chilometri di costa è una ricchezza che appartiene a tutti i paesi che vi si affacciano e da cui traggono risorse fondamentali per l’economia.

Tra gli inquinanti che stazionano in fondo al mare ricordiamo  le navi affondate con carichi di veleni che si stimano nell’ordine di un centinaio di unità, ricordando in tale contesto  l’arduo impegno svolto dal capitano di corvetta Natale De Grazia (vds: http://www.comitatodegrazia.org/) della Capitaneria di Reggio Calabria che indagando sull’affondamento della motonave Rigel aprì un capitolo rimasto ancora aperto in tema di veleni sommersi nel “Mare Nostrum”. Il Comandante De Grazia si era messo  sulle tracce delle navi dei veleni, che venivano utilizzate per inabissare sostanze tossiche, arrivando a scoprire intrecci pericolosi che potevano risolvere il mistero dei cargo affondati nel Mediterraneo, se non fosse morto improvvisamente in circostanze rimaste oscure.

L’inquinamento marino origina anche da raffinerie di petrolio,  industrie metallurgiche,  allevamenti industriali, stabilimenti di fertilizzanti, le industrie chimiche, cartacee, gli scarichi fognari i quali sversano ogni giorno in mare, ingenti sostanze tossiche mettendo in pericolo la salute dell’uomo che dal mare trae numerose risorse. Completano il quadro metalli pesanti, sostanze tossiche inquinanti, idrocarburi e cosi anche il pescato, specie di grosso taglio ha una quantità di mercurio anche 20 volte superiore ai limiti stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ci sono stime che valutano l’assunzione giornaliera di idrocarburi attraverso il cibo, di 3 microgrammi al giorno per individuo pari a una quantità 100 volte superiore a quella ritenuta tollerabile quotidianamente. I rischi principali per la salute umana avvengo attraverso l’ingestione di cibi, pesci e frutti di mare nei quali si accumulano le sostanze tossiche quali mercurio, piombo, plastica, ecc.

Sulle coste bagnate dal Mediterraneo ci sono addensamenti urbani con circa 150 milioni di abitanti a cui consideriamo le centinaia di milioni di turisti che contribuiscono all’inquinamento marino con gli scarichi urbani. Questo inquinamento che non fa notizia è più grande di quello provocato dalle grandi catastrofi sia naturali che causate dall’uomo. Ogni anno dalle sole industrie della fascia costiera milioni di tonnellate di sostanze inquinanti sono scaricate nel Mediterraneo dagli impianti industriali: le raffinerie di petrolio sono le principali fonti di inquinamento industriale di idrocarburi con quasi il 100%, altre industrie immettono cadmio per un 50%, fenoli 100%, la metallurgica contribuisce con olii per quasi il 90% e zinco quasi 100%.,le cifre sono di 85 mila tonnellate di metalli pesanti, 900 mila tonnellate di fosforo, 200 mila tonnellate di azoto, 47 tonnellate l’anno di policiclici aromatici. Si tratta di sostanze pericolose per l’ambiente e per la salute umana, riversate nel mare.

A tanto si aggiunge l’inquinamento proveniente dai fiumi, dagli scarichi civili senza depuratori, quello prodotto dal traffico marittimo e dagli incidenti di sversamento di sostanze inquinanti. La maggior parte dell’inquinamento proviene dalla industria manifattura e da quella dei fertilizzanti, con mercurio, quasi per il 100%, piombo vicino al 50% mentre gli oli e le sostanze grasse sono a circa il 20%. Gli allevamenti industriali immettono inquinamento da fosforo a quota 95%; le principali fonti d’inquinamento da piombo, per oltre il 60% mentre e la quasi totalità degli organo clorurati proviene dalla chimica e dalla carta rispettivamente.

La catena alimentare diventa per l’uomo il mezzo di contaminazione, per cui sia vegetali marini, molluschi e grandi predatori come pesce spada, tonno, cernia, i datteri (peraltro vietati dalla legge)ecc. che sono spesso apprezzati come alimenti prelibati diventano una trappola pericolosa, ricca di mercurio in particolare, che porta tutte le patologie dipendenti da inquinanti tossici fino a quasi il 100% dei casi totali con disturbi che si manifestano a lungo termine, specie per consuma con frequenza di più volte la settimana cibi inquinati. In particolare gli inquinanti da idrocarburi causano problemi al sistema immunitario, i metalli pesanti danni al sistema nervoso, endocrino e riproduttivo e contribuiscono anche a malattie degenerative e tumori, gli organo clorurati causano danni al sistema ormonale, e cosi in questo percorso entrano in ballo altre malattie con l’arsenico che interessa l’apparato gastro intestinale, il cadmio l’apparato urinario, i fenoli colpiscono la tiroide.

L’inquinamento maggiore del mare viene dalla costa, dalla terraferma. Italia, Francia e Spagna, da sole scaricano la maggior parte degli inquinanti totali, con gli scarichi industriali, le acque da scarifichi civili, dai fiumi che ogni anno immettono circa 300 km. cubi di acqua, poi c’è l’inquinamento causato dalle piogge che portano in mare rifiuti solidi e liquidi di ogni genere. Riguardo al traffico mercantile oltre un terzo della navigazione commerciale e mondiale solca le acque del Mediterraneo per un totale di oltre 12.000 navi con almeno un quinto che trasporta solo prodotti petroliferi generando una fonte di inquinamento importante.

AZIONE GIUDIZIARIA. Nel 2019 sono 23.623 i reati commessi contro l’ecosistema marino del Mare Nostrum come risulta dall’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità  di Legambiente e rispetto all’anno precedente si registra un incremento del 15,6% a indicare che la situazione peggiora , nonostante le attività di polizia giudiziaria, l’azione di repressione di fatto ha registrato un ammontare di sequestri di beni per 520 milioni di euro con un incremento di 11,2% rispetto al 2018 a testimoniare che nonostante tutto il lavoro non è abbastanza sufficiente

Spiccano tra i reati rilevati l’inquinamento da scarichi  di acque a mare non depurate, pesca di frodo incontrollata, colate di cemento illegale e erosione della costa con perdita di dune che scompaiono insieme a metri di sabbia. All’apice della classifica dei reati abbiamo quelli relativi al cemento illegale con quote che arrivano al 42,5% del totale dei reati con la Campania in testa, seguita da Puglia, Lazio, Calabria e Sicilia. A ruota seguono i reati ambientali con inquinamento del mediterraneo per carenze di depurazione delle acque con scarichi fognari e idrocarburi per un totale di 7813 infrazioni accertate nel 2019 con una incidenza di oltre un terzo dei reati accertati (33,1%) contro l’ecosistema marino. Sui reati ambientali le aree piu’ esposte sono in Sicilia tra cui la famosa scala dei turchi ad Agrigento, le isole Eolie e Lampedusa, in Campania la Costiera Amalfitana, la costa dal Salento fino al litorale calabrese inclusa l’isola di Capo Rizzuto, ma anche il delta del Po ha una posizione di tutto rispetto per il concentramento di rifiuti di plastica. .

Sulla plastica c’è da evidenziare che il quantitativo stimato di ingresso si aggira sulle 570.000 tonnellate e con le prospettive di produzione in aumento sarebbe veramente grave per tutto il bacino Mediterraneo con paesi che persistono nell’inquinare a partire dalla Turchia, dall’Egitto e anche dall’Italia, seguita da Francia e Spagna. Il punto di svolta sta nel sistema di smaltimento e di riciclo del materiale plastico dove le percentuali a carico dei paesi inquinanti sono molto basse, solo la Francia arriva al 25%. La plastica e la microplastica sono già un inquinante ad alto rischio biologico, vengono ingerite dai pesci e dai molluschi e finiscono nella catena alimentare umana.

PESCA:L’attività di pesca ha raggiunto livelli tali da mettere a rischio la sopravvivenza di decine di specie marine con almeno il 62,2 % di pescato dei livelli biologicamente insostenibili a livello globale con la Turchia in testa alla classifica con 280.000 circa di tonnellate di pescato, seguita a ruota dall’Italia  con oltre 180.000 tonnellate, mentre restano assai inferiori i valori per la Spagna sulle 80.000 tonnellate e la Grecia sulle 70.000.

In Italia al 22% dei reati contestasti c’è la pesca illegale che  ha registrato sequestri per  69 mila metri di reti illegali dannose per la bioriproduzione marina, .555.000 kg di pesce pescato e 7500 attrezzi da pesca. Le maggiori aree colpite dal fenomeno illegale sono locate al sud Italia come la Campania, Calabria, Puglia e Sicilia e oltre la metà dei reati (52,3%) sono stati contestati dalla Marina Militare con il Corpo delle Capitanerie di Porto che svolge funzioni di Guardia Costiera con il concorso delle altre forze di polizia, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Carabinieri, Corpo Forestale della Regione Sicilia, Polizie locali. Sulla pesca illegale la classifica è guidata dalla Sicilia con a seguire la Campania, la Puglia, la Liguria e infine la Sardegna.

INNALZAMENTO DELLE ACQUE. Copernicus, programma di monitoraggio satellitare dell’Unione Europea evidenzia come il Mediterraneo subisca per effetto del riscaldamento climatico l’innalzamento del livello delle acque con le conseguenze prevedibili epr le coste , specie quelle piu’ basse e se questo trend andrà confermato L’Enea precisa che entro il 2100 l’impatto sugli oltre 5600 km di coste italiane sarà a rischio, comprendendo anche 385 km di spiagge con conseguenze sui porti nazionali principali con punte di oltre un metro per Venezia e Augusta, Brindisi, Olbia, Civitavecchia, Taranto e Ancona e vicino al metro per La Spezia, Gioia Tauro, Catania e Savona.

AUMENTO DELLA TEMPERATURA. Gli effetti del riscaldamento globale interessano il bacino Mediterraneo come rilevato da Copernicus Marine Service  che riporta un aumento della quantità di calore nelle acque con in valore costantemente in crescita nel periodo 1993-.2997 e con un accelerazione dal 2005. Questo aumento mette a rischio diverse specie marine tra cui le tartarughe mettendo in risalto l’intero ecosistema biomarino per il quale sono necessari interventi di salvaguardia ambientali urgenti.

NUOVI INQUINANTI. A seguito dell’emergenza sanitaria si registra un aumento delle attività illecite da parte di organizzazioni criminali e anche da parte di soggetti incentivati per diversi ragioni a commettere reati di vario genere. Sul fronte ambientale si evidenzia come i presidi di protezione antivirali, guanti monouso e mascherine chirurgiche trovino nella costa e nel mare un luogo di raccolta grazie agli atteggiamenti incivili di incoscienti soggetti, complicando cosi il quadro delle fonti di inquinamento.

AZIONI DI INTERVENTO. Il piano di lavoro da predisporre  per salvare il Mare Nostrum è altamente impegnativo e deve essere affrontato su molti fronti, partendo dalle scelte di vita e di consumo individuali, riducendo il consumo di pesci predatori di grosse dimensioni ed evitando di gettare negli scarichi domestici inquinanti non biodegradabili, non utilizzare il mare come un cestino della spazzatura. I Comuni devono aumentare gli impianti di depurazione e agli organi di polizia giudiziaria restano le verifiche antinquinamento sia alla costa che dal mare.

Sarebbe necessario intervenire con una serie di obiettivi prioritari come la mappatura dei rifiuti del mare e della costa, predisporre un piano di intervento operativo sia da terra che dei mezzi navali, creare un sistema informatico comune per il trattamento dei dati raccolti da condividere con tutti gli attori del settore, monitorare tutte le navi affondate che contengono carichi velenosi. Infine importante la creazione di centri decisionali operativi che possono coordinare tutte le forze in campo in modo sinergico, efficiente ed economico con monitoraggio dei risultati.

Ripulire il Mediterraneo è e resta un obiettivo prioritario che deve trovare nei principali attori istituzionali un referente che è in grado per la disponibilità del sistema uomini-mezzi e con alte competenze a coordinare e intervenire per ridurre e magari eliminare tutte le sostanze che inquinano la nostra esistenza, provvedendo alla salvaguardia dell’ambiente marino in tutti i suoi aspetti: urge unificare le competenze di tutti ministeri interessati, dall’ambiente alla difesa, alle politiche agricole ai trasporti fino ad arrivare ai beni culturali e ambientali e al Dipartimento della protezione civile ed avere una opzione di comando e controllo che in sinergia consegua la massima efficienza. È il caso di pensare urgentemente come fare.

La Marina Militare  che ha un ruolo centrale e primario di autorità marittima con il Corpo delle Capitaneria di Porto già impegnato a tutto campo per il benessere del mare, è l’unico soggetto qualificato che con i suoi uomini, i suoi mezzi e la sua organizzazione puo’ eseguire un progetto mirato per riportare il Mare Nostrum a essere fonte di sviluppo, di  ecosostenibilità e di alleanza tra i popoli che vi si affacciano per un futuro di pace, ma……il progetto complesso e innovativo aperto al coinvolgimenti di altri attori istituzionali e sociali,  aspetta solo di essere messo a punto cosi che prossimamente potremmo festeggiare la salute del Nostro stupendo Mediterraneo.

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