COVID-19. La lezione appresa.

26 marzo 2020
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Raffaele Suffoletta

CoronavirusL’Aquila 26 marzo 2020. Nella nostra società avanzata, supertecnologica, che sembrava aver risolti tutti i problemi esistenziali dobbiamo ancora una volta constatare quando sia piccolo l’uomo e come esiste l’imponderabile a cui la scienza non sa dare risposta.

Sull’origine dell’epidemia Covid-19 ci sono diverse versioni, ma nessuna, al momento, può asserire scientificamente la sua l’origine; a parte le tante fantascientifiche dietrologie politiche, da non escludere, di certo c’è stato un cambiamento nella natura, conseguenza, molto probabilmente, delle azioni dell’uomo. Molte sono le analogie con i precedenti patogeni, oggi, tuttavia, la diffusione avviene molto più velocemente a causa dei nuovi mezzi di comunicazione.

Le epidemie sono cicliche, nel corso dei secoli ce ne sono state tante e la prima risposta che l’uomo ha imparato a dare è sempre stata di contenimento, la quarantena, in attesa di cure idonee. Il primo contagio avviene sempre incidentalmente portato dai cosiddetti “pazienti zero”.

Le nostre libertà irrinunciabili sembrano ora vacillare per il bene di tutti. L’egoismo imperante nella società contemporanea sembra non reggere più di fronte al bene comune. È questo un aspetto che avevamo dimenticato. Quando tutto sarà passato dobbiamo ricordarcelo, il nostro comportamento cosciente nella vita quotidiana ci garantisce un futuro migliore.

Purtroppo ancora oggi, ad un mese dalle restrizioni imposte dal governo, sono ancora tante le persone che non rispettano le disposizioni emanate per limitare il contagio. Certamente sono una minoranza, ma sufficienti per capire l’interpretazione e l’abuso delle libertà personali. La libertà individuale è garantita nella nostra costituzione, ma non è illimitata essa trova dei limiti nel non fare ciò che nuoce agli altri, questo limite è stato dimenticato.

Ci vorrebbe un controllo più capillare del territorio, ma le Forze di Polizia sono insufficienti e si chiede l’intervento dell’Esercito (FF.AA.), che nel tempo è stato ridotto al minimo: alla quantità è stata preferita la qualità. Bene, ma esiste un limite? Le Forze Armate sono una Grande risorsa per il Paese, per struttura organizzativa e cultura sono sempre pronte a rispondere tempestivamente ad ogni esigenza e la loro presenza infonde sicurezza. Purtroppo ancora qualcuno continua a vederle come strumento di guerra e di repressione rispondendo ad una vecchia visione ideologica. Questo è il senso di un articolo apparso giorni addietro su un quotidiano on-line. La giornalista che ha redatto l’articolo pur plaudendo al contributo fornito per il trasporto delle salme nel bergamasco non gradisce vedere il territorio, a suo dire, militarizzato. E che dire dei Centri Sociali sempre, a “parole”, dalla parte dei bisognosi, che vedono gli operatori delle Associazione d’Arma come guerrafondai: “Alpini=Guerra” si legge in un loro striscione. Si è visto il contributo alla comunità dei Centri Sociali? Mentre l’Associazione Nazionale Alpini allestisce un ospedale da campo?

Foto tratta dal web.

Foto tratta dal web.

Analogamente anche nella sanità sono stati effettuati tagli riducendo la disponibilità dei posti letto e riorganizzando l’intero settore con l’obiettivo di un migliore servizio e tagli in generale alla spesa pubblica.

Oggi paghiamo in ogni settore gli errori di valutazione “politica” e senza, peraltro, ridurre la spesa pubblica. Il debito dello Stato è in continua crescita.

Tutti concordano nel affermare che siamo in guerra, contro un nemico invisibile, una metafora, per ora e speriamo che sia sempre così, ma molte cose dovranno necessariamente cambiare nel nostro modo di intendere e di volere, la Pace non è eterna e si conquista giornalmente. L’Italia dopo questa tempesta rinascerà, ma non sarà più come prima. L’augurio è che possa rinascere più forte iniziando ad anteporre al Diritto il Dovere dimenticato.

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