La Regia Guardia in azione e il suo scioglimento.

9 febbraio 2020
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Seconda e ultima parte dell’articolo dedicato alla breve vita del Corpo

 

a cura del Sostituto Commissario Giulio Quintavalle

e dei Vice ispettori Massimo Gay e Fabio Ruffini

Tratto dalla Rivista ufficiale dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato

“Fiamme d’Oro” Anno XLI n. 4 ottobre – dicembre 2019

Guardia regia in uniforme nera

Guardia regia in uniforme nera

La prima parte dell’articolo sulla Regia Guardia si concludeva con un tratteggio sulle principali urgenze che il Comando Generale del Corpo doveva affrontare, tra le quali colmare velocemente l’organico, di 25mila uomini.

Per questo motivo, il Presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti, volendo invogliare i più capaci elementi di altri Corpi e Armi dello Stato a transitare nella Regia Guardia, stabiliva condizioni di arruolamento vantaggiose: cospicui premi, avanzamenti dì grado per ufficiali, promozione a vicebrigadiere per appuntati e guardie (previo superamento di un corso alla Scuola Sottufficiali).

Un organico selezionato di capaci militari a cui Nitti garantiva moderne dotazioni (armi automatiche. auto e motoveicoli. Autoblindo, etc.) con cui approntare solidi reparti da dislocare nelle città e nei maggiori centri urbani, in caserme dell’Esercito o delle Guardie di Città, in zone centrali non lontane dai più importanti obiettivi cittadini.

LA PIENA EFFICIENZA

In pochi mesi i reparti della Regia Guardia raggiungono la piena efficienza, con l’apprezzamento delle autorità alle prese con un’ondata di proteste popolari, tumulti spontanei, scioperi e manifestazioni (animate da temi di politica sia internazionale che nazionale di dimensioni, frequenza e intensità fino ad allora sconosciute.

Con la fine del 1920, inizia il riflusso dei movimenti di protesta e si avvia a conclusione quel periodo passato alla storia come “biennio rosso”. Da quel momento il Corpo di P.S. subisce un progressivo processo di marginalizzazione dalla piazza e da alcuni palazzi di potere, iniziato ben prima del 31 dicembre 1922, data che ha segnato la soppressione del Corpo.

Secondo i detrattori, la Regia Guardia stava erodendo la consolidata preminenza dell’Arma dei Carabinieri nei servizi di pubblica sicurezza ed esautorava l’Esercito dai servizi di piazza con perdita di prestigio dello stesso. Inoltre, la Regia Guardia era “colpevole” di sottrarre. senza criteri certi e univoci. i migliori ufficiali dall’Esercito, guadagnandosi le prime (motivale) accuse di clientelismo, mala gestione e poca trasparenza nei contratti per la logistica e gli

approvvigionamenti, proprio nel momento in cui lo stesso Esercito stava subendo una massiccia riduzione di organico, che irrigidiva gli animi dì molti suoi ufficiali (da oltre 3 milioni di uomini a metà del 1919 a circa 210mila unità nel 1920).

NUOVI EQUILIBRI

Le 25mila Guardie. affiancate da 8mila investigativi (un giovane, dinamico e capace corpo di detective voluto nell’agosto 1919

per i servizi di polizia politica, tecnica e di indagine, che poneva a frutto le nuove strategie investigative coniate durante la Grande guerra), ridisegnano l’equilibrio tra Polizia, Esercito e Arma, anch’essa con un nuovo organico per i costituenti Battaglioni Mobili, come anche i rapporti di potere tra autorità civili ed alte sfere militari. Infatti, “gli elementi più conservatori della politica e dell’Esercito si opposero strenuamente al nuovo corpo (temendo) che un organismo militare diretto dal ministero dell’Interno, cioè da un organo politico, sarebbe risultato politicizzato e di parte”. Per le destre e il gruppo parlamentare dei Liberali, Nazionalisti, Fasci italiani di combattimento, la Regia Guardia diventa motivo di accesa polemica politica contro Nitti. Il gruppo, che si era costituito in occasione delle elezioni amministrative del 1920 cresciuto alle politiche del 1921 per stroncare l’avanzata di Popolari, Socialisti, Comunisti, accusa il Corpo di “demolire l’Arma dei Reali Carabinieri”.

Drappello armato di Regie Guardie

Drappello armato di Regie Guardie

LE NUMEROSE CRITICHE AL CORPO

Lc accuse vengono respinte dal Presidente Nitti con la motivazione che «il Ministero dell’interno, al pari di quello delle Finanze, non può prescindere dalla necessità d’avere alla propria diretta dipendenza un Corpo armato (un) Esercito per l’Interno». Secondo alcuni studiosi, con la Regia Guardia lo statista metteva a tacere le numerose voci dì possibili colpi di mano da parte di taluni generali, che sconsigliavano il mantenimento di un esercito imponente come anche l’ampliamento dell’Arma dei Carabinieri, poiché dipendente dal Ministero della Guerra, tradizionalmente retto da un generale.

Contemporaneamente, le sinistre criticano il Corpo con la stessa energia con cui lo stesso si stava dimostrando efficace contro lavoratori e contadini nei tumulti di piazza, e ì primi casi di “connivenza” tra il Corpo stesso e le squadre d’azione fascista. Sotto l’occhio complice delle Autorità di P.S., la Guardia Regia stava tollerando (o non adeguatamente impedendo) le violenze squadriste sui manifestanti.

Il quotidiano socialista l’Avanti, ritenendo la Regia Guardia un

nuovo strumento repressivo del governo contro il proletariato,

lancia una propaganda diffamatoria contro i suoi agenti, ritenuti traditori di quella stessa classe sociale dalla quale provenivano anche gli operai e contadini, su cui puntavano i moschetti.

LA QUOTA MERIDIONALE

Un quadro politico complesso che si aggrava con le prime critiche sull’organizzazione del Corpo, a iniziare dall’arruolamento di nuove leve, tratte dai coscritti del servizio militare obbligatorio provenienti dalle aree più retrograde del Meridione. Giovani nullatenenti, semianalfabeti arruolati dalle Legioni frettolosamente e senza criteri univoci.

Si badava solo alla quantità e non alla qualità dei volontari, ingaggiati con “premi all’americana” (un credito saldato all’atto della visita medica), omettendo gli essenziali requisiti fisici e gli accertamenti sulla condotta e su quella dei familiari, indispensabili per uomini di legge. Tanto che fra gli allievi della Scuola di Maddaloni (vicino Caserta) venivano individuati pregiudicati e ricercati.

La massiccia provenienza meridionale della Regia Guardia diviene occasione per i suoi detrattori per additarla come un corpo di sbirri che accentua una mal sopita questione regionale. La circostanza alimenta feroci critiche sulla qualità del servizio svolto, prestigio e prestanza fisica delle Guardie Reali, indispensabile per le Forze di Polizia, che contrastava con il comportamento dei Carabinieri, laddove l’imponenza fisica aveva un’importanza rilevante nel servizio di polizia armata.

LE LAMENTELE DEI FUNZIONARI

Funzionari di P.S.

Funzionari di P.S.

Ulteriori critiche arrivano dai funzionari di P.S. che. non di rado, lamentano eccessiva autonomia e iniziativa degli ufficiali del Corpo. La questione raggiunge il Parlamento dove, da una relazione de1 23 marzo 1922, a pochi mesi dalla liquidazione del Corpo, si lamenta che: “Le relazioni tra commissari di P.S. c ufficiali della Regia Guardia sono assolutamente di attrito, cioè gli ufficiali non vogliono e non possono c non devono riconoscere che. nelle funzioni direttive, i commissari siano gli enti accentratori e coordinatori, e ritengono di avere quella stessa indipendenza largita agli ufficiali dei Reali Carabinieri, i quali, per la giurisdizione territoriale (che privilegia i centri minori, le periferie e le campagne), finiscono per avere una situazione dì assoluta indipendenza rispetto agli ufficiali di pubblica sicurezza».

 LE SOVRAPPOSIZIONI

Il testo conferma una sovrapposizione tra i funzionari di P.S. e gli ufficiali ciel Corpo, ostili alla natura prettamente esecutiva della Regia Guardia: «In realtà, il nostro ordinamento risente del grave danno di volere o di dovere essere asservito a un organo politico centrale (e) non è spiegabile che per servizi presso a poco identici, in una stessa città e presso a poco in uno stesso punto, sì trovino Vigili municipali, Guardie di finanza, Reali Carabinieri, agenti investigativi e Regie Guardie, che disimpegnano ciascuno per conto proprio la funzione specifica in dipendenza dell’ordinamento del proprio Corpo (tal ché nei grossi centri) finirono per avere due specie di forza armata, ciascuna combattente l’altra, e finirono di creare tra di loro un dualismo, spesso non larvato e sempre dannoso». Prova ne era la questione degli Squadroni a cavallo: «La cavalleria nella Regia

Guardia. Ma allora i Reali Carabinieri pensarono che non era possibile mantenere la proporzione con la Regia Guardia se non creando degli squadroni di cavalleria, c il Senato sanzionò la cosa, ordinando che cinque squadroni delle Regie Guardie fossero sciolti, il che non è avvenuto, e sì creassero invece cinque squadroni di Reali carabinieri».

MUSSOLINI AL POTERE

Le elezioni politiche del maggio 1921, quando il Partito Fascista ottiene 35 seggi, inaugura

un profondo periodo di instabilità politica. Mussolini invita Nitti a un’alleanza, con l’intento di

formare una coalizione che comprendesse popolari, fascisti, socialisti e chiedendo un posto nel Governo. Nitti, forte dell’appoggio della Corona e volendo liquidare il suo storico rivale politico,

Giovanni Giolitti, accetta con due pregiudiziali: nessun ministero strategico e militare, scioglimento dei groppi paramilitari fascisti. molto attivi e violenti contro socialisti e comunisti. Mussolini si mostra interessato al Ministero del lavoro ma, saltato l’accordo, Nitti, come altri, sottovalutata la natura del Fascismo e l’astuzia del futuro Duce, e inizia a opporsi strenuamente all’ormai prossimo

regime solo dopo l’insediamento del nascente governo fascista.

Il 16 novembre 1922, Mussolini, intascando il “successo” della marcia su Roma, quale neopresidente del Consiglio, eletto nella coalizione giolittiana dei “blocchi nazionali”, rappresenta l’anima più forte e il solo uomo in grado di catalizzare le speranze del Paese, in un momento in cui liberali e moderati della stessa coalizione rimangono impantanati nei rispettivi timori e indecisioni.

LA SOPPRESSIONE DELLA REGIA GUARDIA

Mussolini pronuncia alla Camera dei Deputati il “discorso del bivacco”. dove era forte la volontà di sciogliere la Regia Guardia: “lo Stato provvederà a selezionare le Forze Armate che lo presidiano: Lo Stato fascista costituirà forse una polizia unica”. Promessa mantenuta in ragione dei “pieni poteri” conferiti al governo Mussolini per fronteggiare la difficile situazione del Paese, negli ultimi giorni del 1922.La Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza e il Corpo degli Agenti di investigazioni vennero soppressi. Parte del relativo personale (prevalentemente gli investigativi) transita nel “Ruolo specializzato dei Carabinieri per i servizi tecnici, di vigilanza e di indagini in abito civile alla diretta dipendenza delle autorità e degli ufficiali di pubblica sicurezza”, voluto con R. D. n. 1680 del 31 dicembre 1922, concernente la riforma e unificazione dei corpi armati di polizia.

(Per ulteriori approfondimenti si rimanda alle pagine di storia del sito della Polizia di Stato al link: www.poliziadistato.it)

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