SOCIETÀ CRUDELE RIFLESSIONI. Il vecchietto dove lo metto.

10 novembre 2017
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Di Vincenzo Ruggieri
D ModugnoQuando la vita raggiunge la vecchiaia, o quasi e si avvicina al tramonto, le ansie della giornata si dissolvono e il tempo rallenta. Anzi no. Il tempo passa più veloce.
Superati gli affanni della vita attiva, l’anziano/pensionato, vive il tempo vago dell’attesa. Per molti riguardi egli ritorna quel fanciullo a cui Cristo ha predicato di ritornare.
E’ noto che gli anziani hanno una tenace memoria dei tempi lontani e, purtroppo, dimenticano le cose intorno a loro.
Questa cari lettori, non è una malattia: é la condizione del Saggio o, se volete, del Vecchio. O come ipocritamente oggi si dice, del Grande Adulto, o “diversamente giovane”.
Nei tempi andati, quando non erano stati inventati i Centri sociali e quando non si sbandieravano simboli della miseria e del sottosviluppo, quando non c’erano i “disobbedienti” e i “no global”, agli anziani si dedicava uno speciale rispetto di ascolto. Forse perché tutti erano meno impegnati. Oggi si é affaccendati anche nel tempo libero, nelle vacanze, che si consumano in fretta perché il tempo è danaro. Danaro che se ne va.
E allora l’anziano, con la sua lenta saggezza diventa un peso. Un disturbo. Come il bambino, anche l’anziano richiede cura, amore, attenzioni.
Per molti si pone il problema di dove piazzarlo. Come liberarsi della sua noiosa saggezza, del suo quotidiano bisogno di cure.
Chi non ricorda quel significativo brano di Domenico Modugno: “Il vecchietto dove lo metto ?”
Come per i bambini ci sono gli asili e le colonie, come per gli animali domestici ci sono i canili e le autostrade, per l’anziano c’è la casa di riposo. L’ospedale. E perché no ? L’ospizio.
La colpa degli anziani è quella di essere in troppi. Oppure no. E’ quella di vivere. Anche il Ministro Pier Carlo Padoan ha detto che la previdenza è in crisi perché i pensionati vivono troppo.
La crudeltà e la durezza dei nostri tempi si misurano dal trattamento riservato agli anziani, che spesso hanno dedicato allo Stato ed alla Società l’intera vita ed ora, ahimè, chiedono gli ultimi riguardi.
Gli anziani sono una risorsa. Si sente spesso dire alla televisione. Si. Sono una risorsa per le case di riposo e per le badanti.
Chissà se è dello stesso parere il citato Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Se poi l’anziano è in attesa del decreto definitivo di pensione, vive in uno stato d’ansia per timore di essere vittima di un “indebito pensionistico”. Vive con quotidiani attacchi di panico. Ad ogni lettera ad ogni raccomandata. Anche se il mittente è l’amministratore condominiale e non l’INPS.
Gli stati d’ansia e gli attacchi di panico si moltiplicano durante la discussione della finanziaria nel timore che siano bloccate le perequazioni come avvenuto in tempi passati e recenti.

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