AFGHANISTAN. Dopo 9 anni e 1288 progetti realizzati, chiude il Provincial Reconstruction Team (PRT) di Herat.

26 marzo 2014
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Il 20.12.2001 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la Risoluzione n. 1386, autorizza la costituzione della missione International Security Assistance Force (ISAF), avente il compito di assistere l’Autorità interinale Afgana nel mantenere la sicurezza in Kabul e nelle aree limitrofe, così che detta autorità ed il personale dell’ONU possano operare in un ambiente sicuro. È previsto che la forza operi nell’ambito delle condizioni previste dal Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite.

Il 28.06.2004, in occasione del Vertice di Istanbul, la NATO, che dal 2003 assume il comando delle operazioni ISAF, decide di espandere la propria presenza in Afghanistan con la costituzione dei  Provincial Reconstruction Team (PRT). I PRT sono composti da personale internazionale civile e militare che opera in aree a livello provinciale al fine di estendere l’autorità del Governo afghano e di facilitare lo sviluppo e la ricostruzione.

L’Italia partecipa alla missione ISAF con un contingente interforze schierato nelle aree delle città di Kabul ed Herat. Nell’area di Kabul è presente nello staff del Comando dell’operazione, denominato ISAF Joint Command HQ, con del personale dell’Esercito. Nell’area di Herat l’Italia detiene il Comando di un Contingente nazionale interforze presente presso il Regional Command West, che ha la responsabilità anche su quattro Provincial Reconstruction Team (PRT) che operano nella provincia di Herat. Il Contingente nazionale dispone, inoltre, di mezzi di manovra, di supporto, aerei da trasporto, per missioni di sorveglianza e ricognizione e di alcuni elicotteri.

Il 25 marzo 2014 il PRT di HERAT ha concluso il suo mandato con una cerimonia svoltasi alla presenza del comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, generale Marco Bertolini, dell’ambasciatore d’Italia in Afghanistan Luciano Pezzotti, dell’Italian Senior Rappresentative (massima autorità militare italiana presente nel teatro operativo afgano), generale Antonio Satta, del comandante del Regional Command West, generale Manlio Scopigno, del comandante del PRT, colonnello Vincenzo Grasso, del governatore della provincia di Herat Sayed Fazullah Wahidi e di numerose altre autorità provinciali.

Dopo nove ani di lavoro sono stati realizzati : 44 poliambulatori, un ospedale pediatrico ed uno per tossicodipendenti, un centro di medicina legale, 105 scuole, 60 chilometri di rete idrica e 16 per acque reflue, circa 800 pozzi per l’acqua, 3 ponti, 130 chilometri di strade, 17 edifici pubblici e governativi, 34 infrastrutture militari, due centri di aggregazione per sole donne ed uno di arti visive, un carcere femminile, un istituto penale per minori ed il terminal passeggeri dell’aeroporto di Herat, per un investimento pari a circa 46 milioni e mezzo di euro stanziati dal Ministero della Difesa.

Nel sottolineare i tratti distintivi dell’operato del PRT, “sempre indirizzato a sostegno del processo di ricostruzione del Paese, all’incentivazione dello sviluppo economico, dell’occupazione locale e ad infondere fiducia verso le istituzioni politiche presenti nel territorio”, il generale Bertolini ha ricordato che “la chiusura del PRT, un processo concordato e condiviso quasi 3 anni fa dalle nazioni contributrici ai PRT stessi, è l’espressione del contestuale, progressivo e definitivo trasferimento alle autorità afgane della responsabilità di tutte le province del Paese”.

“Siamo grati e riconoscenti al popolo italiano”, ha affermato il governatore della provincia di Herat, Sayed Fazullah Wahidi. “Molto è cambiato nella nostra provincia da quando nove anni fa il PRT posò in città la prima pietra, dando avvio ad una lunga serie di progetti per la popolazione in linea con le aspettative delle istituzioni governative e in un clima di reciproca collaborazione. E noi, tutto questo, non lo dimenticheremo mai”.

Costituitosi il 31 marzo 2005, il PRT, come sottolineato dal generale Antonio Satta, “ha lavorato in tutti questi anni non solo tra la gente della citta’ di Herat, ma anche nei villaggi più remoti della provincia per garantire che gli interventi fossero coerenti con le direttrici del piano definito dal governo afgano in termini di sicurezza, supporto alla governance, alla ricostruzione ed allo sviluppo”.

Durante il suo intervento, l’ambasciatore Luciano Pezzotti ha aggiunto che “uno degli obiettivi conseguiti dal PRT è stato, infatti, quello di creare un contesto stabile e favorevole grazie al quale le autorità politiche locali, le organizzazioni internazionali, nazionali, governative e non, possono finalmente sviluppare in maniera autonoma tutte le attività di ricostruzione e sviluppo per il miglioramento del tessuto economico-sociale”.

Particolarmente significativi sono i risultati ottenuti nel campo della scolarizzazione che è aumentata del 40% (gli studenti e studentesse sono circa 130.000), e quelli relativi al miglioramento della condizione della donna: le donne diplomate nel 2014 sono il 50% e quelle laureate il 38%, molte infrastrutture sono state progettate e realizzate per garantire alle donne afgane punti di aggregazione e formazione, di crescita culturale.

“Alla base di questo successo c’è l’Afghan first”, ha evidenziato il generale Manlio Scopigno, “il principio da sempre applicato dal PRT che ha garantito l’assunzione di responsabilità da parte delle autorità governative locali nella creazione di un tessuto economico autoctono, approccio questo che ha reso il modus operandi del PRT italiano un modello di riferimento per tutti gli altri ventisette enti similari distribuiti sul territorio afgano”.

“Ogni progetto”, ha concluso infine il colonnello Vincenzo Grasso, “è stato realizzato in base al criterio della sua effettiva sostenibilità ed in stretto coordinamento con le autorità locali, facendo ricorso a manodopera del posto con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro e positive ricadute economiche sul territorio”.

Ha poi preso la parola il cappellano militare del contingente, padre Mariano Asunis, il quale ha elevato una preghiera per ricordare il sacrificio dei Caduti italiani che alla causa della pace in Afghanistan hanno speso la loro esistenza umana e professionale.

La cerimonia si è conclusa con lo scoprimento della targa di “Camp Vianini” in memoria del capitano di vascello Bruno Vianini, l’ufficiale degli incursori della Marina Militare vittima nel febbraio 2005 di un incidente che vide precipitare vicino a Kabul il velivolo civile afgano sul quale si trovava a bordo.

Al capitano di vascello Vianini, impegnato in Afghanistan per preparare lo sviluppo della presenza militare italiana nella regione occidentale del Paese, fu intitolata la base nel centro di Herat del Provincial Reconstruction Team italiano.

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