Nozioni, rudimentali, per il calcolo della rivalutazione delle pensioni.

13 novembre 2013
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Vincenzo Ruggieri

 Nell’intento di fare chiarezza sulle perequazioni si ritiene opportuno offrire

alla compagine associativa alcuni rudimentali principi che regolano le perequazioni pensionistiche.

 

Come si rivaluta la pensione ?

Ogni anno, a gennaio, l’importo delle pensioni erogate dai vari enti previdenziali viene adeguato tenendo conto dell’aumentato costo della vita rilevato nell’anno precedente e misurato in via provvisoria. Un meccanismo (sulla carta) piuttosto semplice che però negli ultimi anni ha subito varie modifiche, quasi sempre in senso restrittivo. Vediamo come funziona.

Qual è il meccanismo di rivalutazione delle pensioni?

Le pensioni beneficiano della cosiddetta perequazione (o rivalutazione) automatica. Vuol dire che ogni anno il loro importo viene incrementato in percentuale pari all’aumento del costo della vita dell’anno precedente, come misurato dall’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI *) nella versione “senza tabacchi”.

Come si passa dalla rivalutazione provvisoria a quella definitiva?

Alla fine di ogni anno l’incremento annuale dell’indice Foi viene determinato in via provvisoria sulla base di quello dei primi nove mesi e da gennaio quella percentuale di aumento è applicata alle pensioni. L’anno dopo si verifica la percentuale definitiva (insieme a quella provvisoria successiva) e, se i due valori differiscono, l’importo della pensione viene rideterminato di conseguenza in aumento o in diminuzione. Con la rata di gennaio arriva

l’eventuale conguaglio per l’anno trascorso.

L’ancoraggio all’indice Foi garantisce la difesa del potere d’acquisto?

Assolutamente no, anche se naturalmente l’indice è una media di consumi molto diversi che non coincide con il “paniere” del singolo. In particolare i pensionati tendono a concentrare la propria spesa su alimentari, e generi di prima necessità, rispetto ad altri prodotti. Inoltre l’utilizzo dell’indice dell’anno precedente può creare uno sfasamento temporale, per cui magari in un anno di alta inflazione le pensioni vengono rivalutate poco perché l’anno prima l’aumento del prezzi era stato più contenuto, o viceversa.

A quali pensioni spetta la rivalutazione?

Originariamente (decreto legislativo 503/1992) la rivalutazione spettava a tutti i trattamenti nella misura del 100 per cento. Poi dal 2001 (legge 388/2000) è stata introdotta una differenziazione in base all’importo: rivalutazione piena sulla fascia di importo pari a tre volte il trattamento minimo Inps, al 90 per cento tra tre e cinque volte il minimo, al 75 per cento oltre le cinque. È importante notare che con questi criteri l’incremento veniva comunque attribuito a tutte le pensioni, anche se in misura limitata per la quota più alta dell’assegno. Nel corso degli anni sono state applicate diverse varianti, tra cui anche l’esclusione totale dalla rivalutazione dei trattamenti più elevati. Per il 2012 e il 2013, a seguito del decreto salva-Italia (legge 214/2011) il meccanismo è molto più drastico: prevede la rivalutazione integrale per le pensioni fino a tre volte il minimo e nessun incremento sopra questa soglia.

Cosa succede a chi ha più di una pensione?

L’incremento viene determinato in base all’importo complessivo dei trattamenti e poi distribuito in proporzione su ciascuno di essi. In questo modo ai fini delle limitazioni conta solo il totale.

 

Come funzionerà la perequazione dopo il 2013?

Dal 2014 si dovrebbe tornare al sistema delineato dalla legge (388/2000), con la rivalutazione al 90 per cento tra sulla quota di pensione tra tre e cinque volte il minimo Inps e al 75 per cento oltre le cinque. Ma nella legge di stabilità, allo scopo di trovare risorse finanziarie per i cosiddetti esodati, è stato stabilito per il 2014 di non rivalutare le quote di pensione che superano la soglia di sei volte il trattamento minimo.

* FOI: è l’indice usato per adeguare periodicamente i valori monetari determinato dall’Istituto Centrale di Statistica.

 

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