LE PRIMARIE IN ITALIA

26 novembre 2012
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Origini e prospettive

di Francesca BOCCHI

 

In Italia sono andate in scena le primarie del PD per individuare il candidato-premier, colui che, prescelto dalla base, si presenterà nell’agone elettorale in occasione delle prossime politiche.

Si è trattato di una vera e propria “gara” elettorale, espressione fra le massime di democrazia diretta, attraverso la quale elettori o militanti di uno schieramento decidono il candidato che meglio li rappresenta. La “ratio” sottesa è chiara: promuovere una mobilitazione dal basso e non una semplice ratifica di decisioni calate dall’alto dei partiti.

Ma da dove nascono le primarie?

Si tratta di un modus operandi proprio del sistema politico degli Stati Uniti d’America e nascono come un sistema sostanzialmente locale, per poi diffondersi in ognuno degli Stati che costituiscono gli USA. In alcuni Stati o contee, anziché le primarie, si ricorre ai cosiddetti “caucus” (assemblea di partito per coordinare l’azione dei suoi membri, stabilire un orientamento collettivo o nominare i candidati a una carica).

Inizialmente, le primarie nascono come un sistema “chiuso”, ammettendo il solo voto dei membri di un partito.

Successivamente, è venuto affermandosi un sistema di primarie “aperto”, il quale ammette al voto tutti i cittadini, a prescindere dal fatto che questi siano o meno iscritti al partito che indìce la competizione. In particolare, c’è una sorta di tipo “terzo” di primarie, in base al quale, per poter votare, il cittadino deve iscriversi in un registro ad hoc tenuto da uno dei partiti coinvolti.

In Italia, quest’ultimo è il tipo di primarie che si è imposto dal 2005.

In sé, per il fatto stesso che la gente sia chiamata ad esprimersi prima ed oltre i partiti, le primarie costituiscono un’assoluta novità per il sistema italiano, nonostante che – finora – esse si siano svolte solo in seno allo schieramento di Centro-Sinistra.

La gente si è lasciata volentieri coinvolgere ed è soddisfatta di ciò, in un momento storico in cui, al contrario, il senso di straniamento impera e guida gli animi.
Quattro milioni di elettori (voto più, voto meno) è un numero da non sottovalutare, è un numero di tutto rispetto, che ha un peso, che significa qualcosa: se coinvolti e pur “pagando” una somma, per quanto irrisoria, gli elettori non si tirano indietro e mostrano interesse e consapevolezza, tanto che anche la Destra a sua volta si sta mobilitando.

Tutto sommato, si potrebbe ritenere irrilevante “chi” riuscirà. Il vero dato interessante è questa sorta di desiderio di rivalsa che gli elettori dimostrano nei confronti dei partiti, le “sorprese” che escono dalle urne come conigli dal cappello, la grande sensibilità politica che il popolo dimostra chiaramente di possedere.

Una grande lezione, in una parola, pure in tempo di crisi!

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