L’AQUILA, UNA CITTÁ IN EMERGENZA.

4 agosto 2011
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Piazza Duomo

A circa due anni e mezzo dal 6 aprile 2009, L’Aquila è ancora una città in profonda emergenza.

La periferia sembra essere risorta divenendo una sorta di arcobaleno, un insieme di colori messi a caso come in un costume di arlecchino; è come se i cittadini del Capoluogo avessero bisogno, in qualche modo, di trovare un modo per rinascere e per dimenticare il grigiore plumbeo delle macerie. Stanno sorgendo nuove strade, riaprono esercizi commerciali e se pur lentamente, la città sta riprendendo la normale routine.

Il centro storico, invece, rimane vivo soltanto nelle cartoline d’epoca, pare proprio che, all’interno delle mura antiche, la città non riesca a ripartire. A parte l’apertura di qualche sporadico locale per ragazzi è ancora tutto fermo al 6 aprile e purtroppo non sono chiari gli impedimenti all’apertura dei cantieri. Soltanto i piccioni, anche loro emigrati dopo il terremoto, hanno ripreso possesso dell’antica piazza grazie alle briciole dei coni gelati lasciate dai passanti.

Oltre alla mancata ricostruzione del centro storico, L’Aquila è ancora una città in piena emergenza dal punto di vista lavorativo. Casse integrazioni e disoccupazioni hanno toccato il massimo storico, d’altro canto nessuna azienda è stata invogliata ad investire nel Capoluogo e, ad oggi, soltanto i call center “E. Care” e “Consorzio Lavorabile”, grazie ad ottime commesse, riescono ad offrire opportunità lavorative ai giovani. Se non si riesce a dare un’immediata sferzata a questa drammatica situazione, si rischia una diaspora, peraltro parzialmente già iniziata.

Anche nello sport, indiscutibile strumento di aggregazione, è arrivata una cocente delusione per il mancato ripescaggio dell’Aquila Calcio: il proprietario Elio Gizzi, infatti, rimasto solo al timone della società, ha rinunciato a provare il salto di categoria, attraverso la domanda di ripescaggio, lamentandosi di non riuscire a gestire da solo la società e invocando l’aiuto di altri imprenditori: “La città non ha capito l’importanza del momento e del traguardo da raggiungere. Non c’è stata la necessaria comunione d’intenti a livello imprenditoriale e istituzionale”.

Dopo il salto di categoria sfumato in quel di Prato all’ultimo secondo, e dopo aver cullato il sogno di un ripescaggio, ancora una volta per gli amanti del calcio aquilano finisce come peggio non poteva.

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