ASSOARMA. Notiziario: nessun rilievo al Gen. C. A. Domenico Rossi per le accuse mosse da una trasmissione televisiva, intervento del Gen. C. A. Buscemi per lo scambio degli auguri di fine anno con il Ministro della Difesa.

2 gennaio 2018
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Gen. C. A, Domenico Rossi

Gen. C. A, Domenico Rossi

Il Gen. di C. A. Domenico ROSSI scagionato da ogni rilievo

Come noto in una recente trasmissione televisiva il Gen. C. A. Domenico ROSSI era stato accusato di aver trattato l’assunzione del figlio da parte del deputato Mario Caruso in modo illecito.

Il Collegio Questori della Presidenza della Camera ha sottoposto a giudizio l’intera vicenda e l’onorevole Roberto CAPELLI ha dichiarato:

non è stata aperta neppure un’istruttoria sul sottosegretario Rossi, in quanto non era possibile muovere alcun rilievo nei suoi confronti: i rapporti tra il figlio di Rossi e l’onorevole Caruso erano stati regolati fin dal 2013 da un contratto del tutto legittimo, e i pagamenti erano stati fatti dallo stesso Caruso attraverso movimenti bancari sempre tracciabili, al contrario di quanto ipotizzato dalla trasmissione televisiva.

Siamo lieti di partecipare al Gen. C. A. Domenico ROSSI la nostra incondizionata fiducia che non è mai venuta meno neanche nei momenti bui.

Intervento del Gen. C.A. Mario Buscemi in occasione dello scambio di auguri di fine anno con il Signor Ministro in data 20 dicembre 2017.

Signor Ministro, onorevole Senatrice, siamo giunti ancora una volta all’appuntamento di fine anno per gli incontri augurali che ne sono ormai tradizione ricorrente.  Ancora una volta sono chiamato, a nome delle Associazioni d’Arma, a rivolgermi a Lei, quale massima espressione dell’Amministrazione della Difesa e con Lei a tutte le Autorità qui riunite in questa circostanza. Un saluto augurale che vuol essere in primo luogo, guardando al passato, un ringraziamento da parte di quanti sono in congedo, ma hanno a cuore la vita delle Forze Armate.  Nel presente  infatti gli impegni delle nostre unità continuano ad essere tuttora quanto mai elevati, sia nelle campo internazionale per i molteplici compiti di mantenimento della pace sia per la presenza dei nostri soldati su tutto il territorio per la sicurezza ed il controllo dei punti sensibili sia infine per la determinante partecipazione alle operazioni umanitarie di soccorso in mare ai migranti. In proposito, non si può nascondere il consapevole compiacimento derivante dalla constatazione che le istituzioni militari rappresentano una componente fra le più efficienti ed  efficaci della società nazionale, scevre da ombre ed incertezze e capaci di affrontare serenamente e responsabilmente i  notevoli sacrifici imposti dai condizionamenti del bilancio. Questa occasione di incontro ci consente  di affermare che gli indubbi risultati positivi conseguiti sono dovuti non solo alla capacità di guida e di intervento espresse a tutti i livelli, ma anche e soprattutto allo spirito che ne anima l’operato. E questo per la speciale natura dell’“essere soldati”, che è connotazione di ogni azione sorretta da quell’“onore militare” che è indubbiamente nostra indiscussa prerogativa. E dico “nostra” perché le Associazioni d’Arma si considerano appunto le più gelose custodi  di questi Valori, che sono  sempre alla base  di ogni comportamento, anche il più banale e ricorrente, e che ne esaltano il significato morale e ne additano le scelte da compiere in ogni circostanza. E proprio con questo spirito, le Associazioni d’Arma si sono impegnate, in occasione del centenario della Grande Guerra che quest’anno riguardava  prevalentemente l’ottobre-novembre 1917, a porre in risalto con tutte le risorse disponibili il grande significato etico e professionale legato all’arresto dell’offensiva austro-tedesca, troppo spesso ignorata dai commentatori e storici, rivolti più all’iniziale sconfitta che alla conclusione di quella battaglia sul Piave.  Nel giro di due drammatiche settimane, l’Italia seppe smentire il pessimismo e lo sconforto, diffusi a livello nazionale ed internazionale,  dando  prova di virtù di altissimo significato

E ciò non solo per la tenacia che animò il nostro popolo e  i nostri soldati ma anche e soprattutto  per il merito, non abbastanza riconosciuto nelle interpretazioni correnti, di quella classe militare e di quei Comandanti che non persero la testa e seppero far fronte con grande coraggio e ferma professionalità al momento sfavorevole che si era verificato. Un autorevole editorialista ha avuto di recente occasione di affermare che “nessuno Stato può sopravvivere senza trarre dal proprio passato qualche motivo di orgoglio”. Ebbene, al di là delle ripetute considerazioni negative, riemerse nel ricordare il 1917 e dovute soprattutto a sentimenti visceralmente  critici verso le Istituzioni militari del passato e indirettamente anche del presente,  dobbiamo sentirci orgogliosi anche nel commemorare  lo sconvolgimento di quegli eventi perché l’effetto  che ne derivò fu  di fatto quanto mai positivo e contribuì  senza dubbio alla volontà di riscossa che portò alla vittoria nell’anno successivo.   Con questo convincimento e con la passione che ispira il nostro animo di soldati, sia pure in congedo, siamo infine lieti di rinnovare  a Lei signor Ministro e a tutte le Autorità qui presenti, le espressioni dei nostri più sentiti voti augurali per un futuro che sia conferma e prosecuzione della meritoria opera costantemente svolta dalle Forze Armate.

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