Enrico Letta, la “task force anticrimine”, Nicola Gratteri e “la giustizia per la libertà, la felicità e il progresso”

21 Giugno 2013
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Voci del Sud

 di Domenico Logozzo

 “La  giustizia è una cosa seria” è il titolo del libro che il giudice antimafia Nicola Gratteri ha scritto con lo storico Antonio Nicaso. E quando abbiamo letto la notizia che il presidente del consiglio Letta “ha istituito la task force per l’elaborazione di proposte in tema di lotta, anche patrimoniale, alla criminalità”, e che di questa commissione fa parte anche il procuratore aggiunto presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, abbiamo pensato a quel titolo ed al valore della scelta del premier. La scelta giusta. Un magistrato che lotta per la legalità. Con i fatti. Sia nelle aule di giustizia che nelle aule scolastiche. Lezioni continue. Esemplari. ”Non bisogna mai perdere la forza di combattere e di resistere. Ce la possiamo ancora fare, soprattutto se cominciamo a mettere  seriamente in discussione l’antimafia parolaia, quella del giorno dopo. E’ il momento di fare, come ci ricorda spesso don Luigi Ciotti”.

 Così Gratteri rispondeva all’ultima domanda di Nicaso nel libro-intervista del 2009 “La malapianta, la mia lotta contro la ‘ndrangheta”. E oggi parla in maniera abbastanza chiara del nuovo impegno nella “task force”  presieduta dal segretario generale della presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli e composta  anche da Magda Bianco, dirigente della Banca d’Italia; Raffaele Cantone, magistrato di Cassazione; Elisabetta Rosi, magistrato di Cassazione; Giorgio Spangher, ordinario di procedura penale. Dalle proposte agli obiettivi da centrare. ”Lo scopo della task force – spiega Gratteri – deve essere quello di proporre concretamente modifiche normative per velocizzare il processo penale in modo da abbattere i tempi e quindi i costi del sistema giustizia e, contestualmente il potere discrezionale di chi amministra giustizia. Dovrà introdurre modifiche normative così importanti da non rendere più conveniente delinquere”.

 Il magistrato, che dalla fine degli anni Ottanta vive sotto scorta, lancia  da sempre questi appelli: nei libri, nelle interviste sui giornali e in televisione, nei continui incontri con i giovani della Calabria, delle altre regioni italiane ed anche dei Paesi stranieri. Da un capo all’altro del mondo. Un impegno coerente. Instancabile. Il fine ultimo: estirpare le radici del male. Perciò lo Stato deve dare risposte precise. Senza ambiguità. Con chiarezza. Troppi errori sono stati compiuti nel passato. Connivenze pericolose. Strani intrecci. Misteri. Nebbie insidiose. Nel mirino soprattutto Procure molto importanti, da Palermo a Reggio Calabria. Intimidazioni. Attentati sventati. Uffici “controllati”. Ricordiamo  la scoperta della “cimice” messa  per “spiare” Gratteri. Corvi e “veleni”. Si è incrinato il rapporto di fiducia tra Stato e cittadini.

 Alcuni territori sono spavaldamente condizionati dall’anti-Stato, dalla criminalità organizzata. ”Purtroppo in Calabria, come in altre regioni del Mezzogiorno – sottolineava Gratteri  sempre nel libro “La malapianta” – la fiducia nello Stato viene sempre meno. In alcuni paesi il mafioso è tutto. Amministra la giustizia nel nome della violenza e offre servizi che lo Stato non è in grado di garantire. Se oggi uno in Calabria si rivolge a un tribunale della Repubblica  per ottenere lo sfratto di un inquilino che non paga l’affitto o per risolvere una questione di confini su un fondo rustico con un vicino, se gli va bene ottiene una risposta  dopo dieci – quindici anni. Se deve ricoverare la madre all’ospedale e non ha qualcuno che la raccomandi si vedrà costretto ad aspettare per ore nella corsia del pronto soccorso. Se invece si rivolge al boss del paese, il locatario che non paga sarà allontanato, il vicino che non rispetta i confini sarà messo a posto, il primario correrà a prendere la madre per assegnarle un letto. Questa è la vergogna nella quale ancora oggi centinaia di migliaia di persone sono costrette a vivere”.

 Un’amara realtà. Da cambiare. La “task force” voluta da Letta ha un compito molto difficile. Si debbono recuperare pesanti ritardi, colpevoli inadempienze. Quanti allarmi inascoltati! Gratteri diceva quattro anni fa: ”Oggi il problema più importante è quello della prevenzione, che non significa soltanto più carabinieri  o più poliziotti, anche se un adeguamento  degli organici, compreso quello dei magistrati, non guasterebbe. Significa soprattutto monitorare i passaggi di proprietà dei terreni e delle imprese, ma anche elaborare una strategia più aggressiva nell’espropriazione dei beni in mano ai mafiosi. Se non  si colpisce l’economia mafiosa, non si intacca il potere, il prestigio, la forza degli uomini delle cosche“. Adesso uno dei più esposti magistrati antimafia è stato chiamato a fornire il suo contributo prezioso ed autorevole all’ ”emergenza criminale”. Siamo certi che la sua grande esperienza risulterà determinante per elaborare una serie di proposte e di interventi in grado di fermare il dilagante fenomeno.

 Affermava nel 2009 Gratteri: ”Oramai le mafie hanno aggredito ogni lembo del territorio nazionale, in quasi tutte le regioni italiane ci sono uomini o aziende legate alla ‘ndrangheta. E la stessa cosa può dirsi per l’Europa e per il resto del mondo. La Comunità Europea dovrebbe farsi carico  di questo problema. L’omologazione dei codici è un passaggio obbligato per combattere le mafie che si muovono con sempre maggiore facilità in Europa e nel mondo”. Globalizzazione mafiosa che non può lasciare indifferenti. E bene ha fatto Letta ad affidare il compito di trovare le soluzioni giuste a coraggiosi e fedeli servitori dello Stato come Nicola Gratteri. Un magistrato del “fare”.

Ci ritornano a questo proposito alla memoria le parole di Giovanni Falcone nel libro “Cose di Cosa Nostra”, scritto con Marcelle Padovani nel 1991. ”Conoscendo gli uomini d’onore – diceva – ho imparato che le logiche mafiose non sono mai sorpassate né incomprensibili. Sono in realtà le logiche del potere, e sempre funzionali a uno scopo. Ho imparato ad accorciare le distanze tra il dire e il fare. Come gli uomini d’onore”. Fare. Gratteri ha fatto tanto. E’ intenzionato a fare tanto altro ancora. Per la giustizia. Un bene di tutti. Alla domanda di Nicaso: ”Esiste la Giustizia?”, Gratteri rispose: ”Hans Kelsen, un grande giurista, diceva che il singolo non può raggiungere mai la felicità individuale perché l’unica felicità possibile è collettiva. La felicità sociale si chiama giustizia, che non è qualcosa di già dato, ma qualcosa che bisogna costruire giorno per giorno. Questa tensione verso la giustizia caratterizza tutta la vicenda umana, senza questa idea di giustizia non può esistere la libertà, non può esistere la felicità, non può esistere il progresso”.

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