I NO TAV NON SONO UNA NOVITA’. LE LINEE FERROVIARIE, SIN DALLA LORO PRIMA INTRODUZIONE, HANNO TROVATO SEMPRE UNA FEROCE OPPOSIZIONE

5 Luglio 2011
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Ogni volta che vengono introdotte delle novità, in ogni campo, si trovano sempre dei detrattori pronti a difendere il proprio orticello, lo sfruttamento magari modesto, esclusivo di un territorio. Le considerazioni che seguono sono tratte dal libro di Danilo De Masi “C’è urgente bisogno di Carabinieri!” – edizione il Fiorino, marzo 2011.

La prima linea ferroviaria del mondo fu inaugurata il 16 settembre 1830. A quel tempo gli oppositori lamentavano che un uomo trasportato alla folle velocità di 30 Km l’ora, non sarebbe più riuscito a respirare. Si era ipotizzato che le vibrazioni di un convoglio ferroviario avrebbero trasformato le uova in frittata e il latte in burro, i fumi e i rumori dei convogli avrebbero stravolto l’equilibrio biologico delle campagne.

Nell’anno del 150° dell’Unità d’Italia sarà utile ricordare l’intuizione di Cavour sui benefici delle linee ferroviarie come mezzo di trasporto capace di avvicinare il piccolo stato del Regno di Sardegna alle grandi nazioni europee, utile alla causa di unificazione e indipendenza nazionale.

In un articolo apparso sulla “Revue Nouvelle” di Parigi, il 1° maggio 1846, dal titolo “Des chemins de ferr en Italie” Cavour scriveva:

Più che un mezzo per arricchirsi le strade ferrate saranno un’arma potente grazie alla quale le nazioni arriveranno a trionfare sulle forze retrograde che le trattengono in un funesto stato di infanzia industriale e politica. Per quanto quindi siano i benefici materiali che le ferrovie sono destinate a riversare sull’Italia, non esitiamo a dire che essi rimarranno assai al di sotto degli effetti morali che produrranno. Esse contribuiranno potentemente ad abbattere le meschine passioni municipali, figlie dell’ignoranza e del pregiudizio, che già sono minate dagli sforzi di tutti gli uomini illuminati d’Italia. Il futuro per il quale facciamo ogni voto è la conquista dell’indipendenza nazionale. Più di ogni riforma amministrativa e in misura forse pari a larghe concessioni politiche, la realizzazione delle linee ferrate contribuirà a consolidare lo stato di reciproca fiducia fra governi e popoli, che è la base delle nostre future speranze. Per questo noi siamo convinti nell’indicarle come una delle principali speranze della nostra Patria”.

Chi “non raccoglie e non lascia che altri raccolgano” è destinato
ad essere spazzato via dalla storia. La frase è di Leonardo Sciascia.

2 Responses to I NO TAV NON SONO UNA NOVITA’. LE LINEE FERROVIARIE, SIN DALLA LORO PRIMA INTRODUZIONE, HANNO TROVATO SEMPRE UNA FEROCE OPPOSIZIONE

  1. Danilo on 6 Luglio 2011 at 06:26

    Mi fa molto piacere che sia stata ripresa la citazione di Cavour sulle Ferrovie. I NO-TAV dell’epoca erano “al soldo” delle potenti lobbyes che controllavano il contrabbando tra Francia e Piemonte attraverso il Moncenisio e che avrebbero visto sfumare i loro illeciti (o comunque eccessivi) guadagni se si fosse realizzata la ferrovia e relativa galleria del Frejus. Oggi la lobby che accarezza i cuori dei NO-TAV è quella del “trasporto su gomma”.
    Buona lettura.
    Danilo De Masi

  2. Ettore on 6 Luglio 2011 at 10:26

    Visto chi è l’Autore dell’articolo, c’è poco da commentare; semmai, è un’ulteriore dimostrazione della Sua lumgiranza e del suo acume politici.
    Anche la frase di Leonardo Sciascia fa parte di una una cultura etica e sociale che, purtroppo, non alberga più nelle menti e negli animi della stragrandissima maggioranza degli Italiani: politici in testa!
    Che dire allora?! non credo che, se tutto questo venisse portato a conoscenza di chi deve decidere, le cose cambierebbero, per il semplice fatto che quel “chi” appartiene ad una classe politica le cui categorie deontolgiche non sono in grado di recepirlo, figuriamoci di metterlo in pratica!
    Rassegnamoci, quindi, a rimanere (ma anche a peggiorare) quello che ci hanno costretto ad essere e consoliamoci con l’orgoglio di poterci vantare di avere avuto uomini come Cavour e come Sciascia.
    Ciao a tutti,
    Ettore.

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