Incontro del Presidente della Repubblica con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.

26 Aprile 2022
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 Discorso tenuto dal Gen. Mario Buscemi in occasione dell’incontro con il Presidente Mattarella

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Signor Presidente,
le Associazioni d’Arma desiderano esprimerle. per il mio tramite, i
sensi della loro gratitudine per essere state qui convocate in questa solenne
circostanza.
L’evento che siamo qui riuniti a celebrare ha un profondo significato
nel ricordo del contributo di valore e di sangue dei nostri 85mila soldati
caduti a Cefalonia, a Porta San Paolo, a Montelungo, sul fiume Senio e nei
campi di prigionia.
La conclusione della guerra in Italia – al di là dei contrasti che la
precedettero e in parte la seguirono – ha portato al ritorno della
democrazia, alla libertà ed al rispetto della persona umana secondo i
canoni indicati dalla nostra Costituzione.
Questi principi ci consentono oggi di vivere in un contesto di civiltà
di cui vogliamo essere sentitamente orgogliosi.
Principi che, per decenni, ci siamo addestrati e preparati a difendere,
nel quadro di una grande alleanza, in vista della minaccia che avrebbe
potuto incombere sui nostri confini.
Poi la caduta del “muro” aveva aperto prospettive per una pace
duratura e per un sereno avvenire.
La nostra postura difensiva, le nostre esercitazioni e le nostre
preoccupazioni sembravano così solo un vago ricordo del passato, un
elaborato ipotetico che aveva perso ormai significato.
Siamo stati quindi indotti a ridimensionare le Forze Armate e ad
indirizzarne l’impiego per fini essenzialmente umanitari e di peace
keeping.
Il 25 aprile è divenuto così una festa generalmente riconosciuta da
tutti gli Italiani per i grandi risultati che, dopo le tante pene del secolo
breve, avevamo finalmente conseguito.
La festa di un mondo libero che, con il simbolico avvento della
primavera, avevamo raggiunto e conquistato.
Una festa che doveva essere arricchita, quest’anno, dal piacere di
trovarci finalmente di nuovo riuniti dopo le costrizioni della pandemia.
Purtroppo non è stato così e il tragico bagliore degli incendi, delle
distruzioni e dei bombardamenti contro la popolazione civile è tornato ad
illuminare la scena europea, non così lontano dalla nostra terra per non
esserne coinvolti direttamente.
Ci siamo sentiti sorpresi e sgomenti perché assaliti da un senso di
incredulità, quasi di disperazione.
L’orrore di un’aggressione che ha violato i confini di un paese libero
ha richiamato alla nostra memoria i drammi del passato.
Drammi che quelli della mia età ricordano di avere vissuto in prima
persona e che credevamo finiti per sempre.
È per questo che sentiamo il dovere, signor Presidente, di esprimere
la nostra più profonda riprovazione per quanto è avvenuto, con la più
calorosa solidarietà per il paese vittima di questo sopruso.
E alcune componenti dei nostri Sodalizi sono generosamente accorse,
sia pure nella dimensione limitata delle rispettive possibilità, per dare
sostegno morale e assistenza fisica a chi ne aveva tristemente bisogno.
Solidarietà di cui siamo intimamente convinti al di là di qualsiasi
ambiguità nell’enunciazione di artificiose complessità.
Al di là di chi auspica di fatto l’umiliante rinuncia di un popolo al
proprio onore violando così, in nome di un inaccettabile pacifismo di
maniera, quegli stessi principi di dignità e di amor patrio che hanno fatto,
nei secoli, la storia dalle Termopili a Masada, da Camerone a Stalingrado e
nelle martoriate città Ucraine.
Non sappiamo quanto a lungo il conflitto si protrarrà e quale ne sarà
l’esito.
Ma, comunque si svolga questo contrasto così sproporzionato fra una
grande potenza ed uno stato certamente assai più debole ci sostiene un atto
di fede.
Nel medio-lungo termine non potrà mancare un risultato – fortemente
voluto da tutto un popolo – che assicurerà ancora una volta il prevalere
della giustizia, dell’indipendenza e della libertà sulla violenza e
sull’oppressione.
L’assoluta superiorità dei valori morali che ne sono espressione è
infatti un faro di civiltà insopprimibile come la storia ci ha sempre
insegnato.
Quanto avviene in questo momento in Ucraina ci suggerisce infine
alcune considerazioni, anche se non così rilevanti come la guerra in atto.
È tuttavia necessario formularle ai fini dell’equilibrio nell’ambito dei
nostri Sodalizi.
Mi riferisco alla ritirata che coinvolse i nostri soldati in terra di
Russia e subito dopo proprio in Ucraina, tra la fine del ’42 e i primi del ’43
con il dramma che ne conseguì e che tutti ricordiamo con emozione.
In proposito, Signor Presidente, sento il dovere di riportarle un
appello accorato delle Associazioni d’Arma.
Il valore del soldato italiano ed il sacrificio dei tanti caduti
nell’adempimento del dovere meritano di essere infatti parimenti
riconosciuti a tutti i combattenti, siano essi di pianura o di montagna, del
nord o del sud.
Questo per smentire recenti discriminazioni che offendono il senso
più profondo dei nostri sentimenti, con uno spirito di solidarietà e di amor
patrio che deve farci sentire tutti uniti soprattutto nel momento drammatico
che stiamo vivendo.
Grazie.

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